Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Marzo, 2007

Mar-28-2007

Niente guerra, siamo italiain

Posted by Domenico under Senza categoria

Pacifismo
o codardia? Diplomazia o disinteresse? Quest’Italia che ha paura di nominare la
parola "guerra" è sinceramente e convintamente contraria ad ogni tipo
di operazione militare (attiva o passiva che sia) oppure non è in grado di
collaborare fattivamente alle attività di peacekeeping e di lotta al
terrorismo? Gran parte della sinistra si trincera dietro la prima risposta,
strombazzando ogni tre per due la propria moralmente superiore posizione
pacifista e diplomatica. La sinistra radicale ha buon gioco e riesce quasi a
convincerci di questo, forte dell’ubriacatura ideologica di cui è vittima
storicamente. Meno comodo è il compito della sinistra riformista che,
nonostante i proclami diplomatici e le proposte astruse di non meglio
specificate "conferenze internazionali di pace", non riesce in alcun
modo a nascondere la propria codardia, i calcoli politici di bassa lega, la
malcelata intenzione di dar ragione a tutti e a nessuno pur di restare al
governo, anche a costo di sacrificare (come già sta facendo) il prestigio
internazionale del nostro paese. Ma dall’altra parte della barricata politica
le cose vanno meglio solo in parte. Il centrodestra ha l’indubbio merito di non
arretrare di un millimetro per quanto riguarda l’appoggio incondizionato alle
nostre truppe (l’astensione di ieri al Senato è frutto di non proprio
edificanti dinamiche interne e quindi conta poco) e alla lotta al terrorismo.
Ma il problema è che anche all’interno della Casa delle Libertà, o di quel che
ne resta, domina una regola comune a tutto l’arco politico italiano: non
pronunciare mai la parola GUERRA. E’ la sindrome finto-costituzionale, quel richiamo
errato all’articolo 11 della nostra Carta fondamentale. Cercherò di spiegare
perché, a mio avviso, di errore si tratta. Il suddetto (e spesso citato a
sproposito) articolo afferma quanto segue:

L’Italia
ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e
come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in
condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ripudiamo
la guerra, dunque, come "mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali". Bene, ma cosa vuol dire in concreto? Tutto e niente,
poiché non è specificato il tipo di "controversie" da risolvere con
altri mezzi. L’attacco del terrorismo all’Occidente (sia chiaro: non parliamo
di scontro di civiltà ma di contrapposizioni tra libertà e terrore, a
prescindere dalle latitudini e dalle religioni) è una "controversia internazionale"
che rientra nel primo comma dell’articolo 11? O piuttosto in questo caso si
tratta di un’aggressione alla quale il mondo libero deve rispondere
diplomaticamente e anche (o soprattutto?) militarmente? "Controversia
internazionale", nel senso che intende la nostra Costituzione, è ad
esempio il caso del nucleare iraniano. E infatti in quel caso, in assenza di
minaccia diretta o aggressione da parte di Teheran, un intervento del nostro
esercito sarebbe sì incostituzionale. Da questa errata interpretazione della
Costituzione nasce l’equivoco antibellico italiano che va assolutamente
risolto. In questo senso ho trovato illuminante e non ipocrita l’intervento di
Carlo Jean a Porta a Porta ieri sera. Il generale ha parlato in tutta
tranquillità di carri armati, di armi, di strategie, di difesa e di attacco.
Sembrava di essere in America, con un militare che fa il suo lavoro e non finge
di essere un esponente di una ONG. Impressione che è durata poco, perché poi mi
sono ricordato che Jean non è più generale effettivo dell’esercito italiano e
perché i politici presenti (dal comunista Giordano a Matteoli di An) si sono
affrettati a presentare sfumature diverse e distinte ma accomunate dall’assenza
assoluta della parola GUERRA. Quella guerra che, volenti o nolenti, stiamo
combattendo. Chiariamo una volta per tutte questo equivoco e decidiamo se la
guerra la vogliamo fare o no. In caso di risposta negativa riportiamo a casa i
nostri soldati, ridicoli uomini-bersaglio privi di ogni potenzialità militare
passiva o attiva che sia. Se invece vogliamo finalmente mostrare al mondo di
essere un paese maturo allora inviamo più truppe, più armamenti e combattiamo
realmente una guerra che ci riguarda e che deciderà il futuro delle generazioni
a venire.

Mar-19-2007

I sacerdoti della doppia morale

Posted by Domenico under Senza categoria

L’indignazione
a intermittenza venuta fuori dal polverone Sircana rischia di non farci capire
in maniera corretta quello che sta succedendo. Le proteste e il richiamo al
rispetto della privacy che hanno sommerso il Giornale e il suo direttore Belpietro
somigliano tanto a una reazione (quasi) giusta ma selettiva, interessata e non
genuina. Le presunte foto “compromettenti” che ritraggono Silvio Sircana ci
sono, esistono, il Giornale le custodisce anche senza poterle pubblicare.
Dunque perché parlare per giorni di “falso scoop” o di complotti creati ad arte
per gettare fango sul portavoce del Governo? I cronisti del quotidiano fondato
da Indro Montanelli hanno fatto il loro dovere: prima di criticare, qualcuno si
è preso la briga di leggere l’articolo di Vittorio Macioce appena le prime voci
trapelavano? Se qualcuno l’ha fatto si è potuto rendere conto della signorilità
e dell’assoluta correttezza con cui il caposervizio cronaca del Giornale ha
affrontato l’argomento, preoccupandosi di ascoltare immediatamente la replica
di Sircana, senza mai dare per scontato nulla. Ovviamente nei giorni seguenti
le cose sono andate in maniera diversa. L’esasperazione del dibattito su
privacy, diritto di cronaca e ridicoli complottismi vari, ha esacerbato gli
animi e il Giornale è diventato l’agnello da sacrificare sull’altare della
pruriginosa privacy governativa. Sia chiaro: nessuno vuole giudicare Sircana o
moraleggiare sui suoi veri o presunti gusti sessuali. Non fosse altro perché
l’argomento non ci appassiona affatto. Lo stesso Sircana, infatti, è vittima
proprio di chi vorrebbe difenderlo dagli attacchi della stampa “cattiva” e
voyeuristica. E poi, gli indignati custodi della privacy hanno tenuto lo stesso
comportamento all’epoca del caso Sottile-Gregoraci? E quando si pubblicarono
persino gli sms d’amore di Anna Falchi e Stefano Ricucci? Ecco, dunque, che
tutto diventa più chiaro. “La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più
uguale”: è la triste verità consegnataci dal genio di Orwell nella sua Animal
Farm. E il caso Sircana non fa altro che confermare questo assunto. I sinistri
moralizzatori e garanti di qualsiasi cosa, si preoccupano di mostrare le loro
qualità e la loro indignazione solo quando le vittime delle presunte
ingiustizie sono gli amici o gli amici degli amici. E proprio il comportamento
opportunistico e incoerente dei “sacerdoti” della doppia morale sta
danneggiando in primo luogo Silvio Sircana. Il portavoce di Prodi, infatti,
dovrebbe affrontare la questione con molta chiarezza e tranquillità, senza
trincerarsi dietro le truppe cammellate dell’indignazione a intermittenza.
Maurizio Belpietro, direttore del Giornale, domenica 18 marzo ha scritto: “Che
cosa facesse Silvio Sircana in quella strada, perché rallentasse di fronte a
ogni figura che si stagliava sul marciapiede, così come ha raccontato Scarfone
(il fotografo, ndr), a noi poco importa. Ci interessa solo di aver detto la
verità, di aver raccontato una storia di interesse pubblico, perché il
tentativo di ricatto al braccio destro del premier Romano Prodi è vicenda di
interesse pubblico e nessun Garante della privacy, nessun guardiano dell’Ordine
dei giornalisti riuscirà mai a imbavagliarci”. Ecco il punto: Sircana può fare
quello che vuole, ma i giornalisti hanno il dovere di raccontare una storia di
interesse pubblico. Nonostante non sempre condividiamo i metodi a volte urlati
di una certa stampa di destra, il ragionamento di Belpietro non fa una piega.
Il giornalista, ovviamente senza dimenticare mai il rispetto per gli individui,
è chiamato a raccontare, a parlare di quello che succede e che può interessare
alla gente. L’esercito trinariciuto dei “moralmente superiori” sembra non
volerlo capire. O forse non in questa occasione. Chissà cosa avrebbero fatto se
in quelle foto ci fosse stato il portavoce di Berlusconi…

Mar-14-2007

Vizi privati e pubbliche virtù

Posted by Domenico under Senza categoria

Vallettopoli
rischia di sconfinare pericolosamente in politica. Secondo una intercettazione
telefonica il portavoce del governo, Silvio Sircana, sarebbe stato beccato da
uno dei paparazzi di Fabrizio Corona a caccia di transessuali a pagamento.
Apriti cielo. Già si chiedono le dimissioni del magrissimo braccio destro di
Prodi, a conferma del fatto che in questo paese una voce non confermata diventa
automaticamente verità assoluta e incontrovertibile. E anche se fosse vero,
dobbiamo stare attenti a distinguere i comportamenti censurabili da quelli
privati e quindi privi di importanza per quanto riguarda il dibattito pubblico.
Se fosse davvero Sircana il politico pizzicato tra viados e prostitute, cosa
dovremmo condannare del suo comportamento? Non certo la scelta sessuale di
andare con i transessuali. Quelli sarebbero affaracci suoi e di nessun altro.
Il problema riguarderebbe, invece, il fatto che Sircana avrebbe pagato un
transessuale, sfruttando in buona sostanza una prostituta. Questo e solo questo
sarebbe il problema e allora sì, sarebbe giusto chiedere le dimissioni di
Sircana. Senza dubbio. Ma nessuno provi nemmeno lontanamente ad accostare la
richiesta di dimissioni a scelte di tipo sessuale, né a destra né a sinistra.
Di questo Sircana risponderebbe soltanto a sua moglie e alla sua coscienza.

Mar-12-2007

Un terzo polo. Laico, però

Posted by Domenico under Senza categoria

La
situazione politica attuale, con rigurgiti centristi provenienti da più parti,
mi obbliga a una dolorosa quanto necessaria riflessione. Se, come sembra, il
quadro politico italiano sarà oggetto di riposizionamenti e riassetti, il
panorama che ne verrà fuori risulterà decisamente indigesto per chi, come me,
non vuole morire democristiano (e tantomeno comunista o clericofascista). Per
questo, anche a rischio di rinunciare per un bel po’ di tempo ad essere
sostenitore di una forza di governo, mi trovo costretto ad auspicare la nascita
di un terzo polo laico, che sappia coniugare il liberismo economico e le
libertà in ambito sociale. Un raggruppamento politico che coinvolga quelle
forze di matrice laica e liberale da troppo tempo spalmate tristemente tra i
due poli. E’ un progetto rischioso, forse autolesionista ma a mio avviso
necessario se si vuole mantenere la dignità di chi non può e non vuole andare
d’accordo con la sinistra radicale, con il centro clericale e con la destra
reazionaria. Radicali italiani, Riformatori Liberali, la componente laica di
Forza Italia, Partito Repubblicano e socialisti liberali possono e devono
trovare una sintesi politica, programmatica ed elettorale. Ovviamente si
tratterebbe di una coalizione con scarsissime probabilità di successo
elettorale, forse destinata a ricoprire solo un ruolo di pungolo e stimolo nei
confronti di questa classe dirigente così appiattita su posizioni
anacronistiche da una parte e dall’altro, ma lo spazio che i due schieramenti hanno
riservato al liberalismo laico è umiliante per chi, come me, crede in una
società che metta al centro l’indivuo in economia e anche nelle tematiche
sociali e nei diritti civili. Le mie idee in economia e in politica estera mi
hanno sempre spinto a non votare per il centrosinistra e a scegliere il male
minore (Forza Italia). Oggi, tuttavia, mi sono reso conto che l’assordante
silenzio del centrodestra sui diritti civili, sulle libertà individuali e sulla
riaffermazione della laicità dello Stato non mi permette più di
"accontentarmi". Mi sento obbligato a compiere una scelta
elettoralmente perdente ma idealmente e politicamente coerente. Mi smarco
definitivamente da qualsiasi partito politico in attesa della nascita di questo
Davide laico e liberale che un giorno, chissà, potrebbe sconfiggere i due
spaventosi Golia della politica italiana.

Marcello
Dell’Utri risponde pubblicamente a Angelo Crespi
, direttore del
"suo" Domenicale. E’ una risposta piena di rispetto e tolleranza. E’
una vittoria di tutti quelli che si sono sentiti offesi dall’ormai tristemente
noto numero del settimanale di qualche tempo fa. "Purtroppo" sono
stato il primo a lanciare il "caso" nella blogosfera. Desidero
ringraziare chi ha rilanciato la questione con molta più autorevolezza e bacino
d’utenza. In primis Gaynews, che ha pubblicato l’articolo di Risé stranamente
assente sul sito del Domenicale. E poi Daw, Walking Class, Inyqua e tutti gli
altri amici blogger che trasversalmente hanno voluto far sentire la loro
indignazione. Grazie a tutti.

Noiosa,
inutile, retrograda, politically correct. Sto parlando della polemica
sull’ultima campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana, giudicata da molti
troppo maschilista e offensiva nei riguardi delle donne. Nella foto (per altro
molto bella) si vede una donna bloccata a terra da un uomo con altri ragazzi
attorno a guardare. Ecco che parte l’allarme stupro. I sacerdoti del
politically correct hanno fatto sentire le loro sdegnate voci di protesta. Da
più parti si chiede la sospensione della campagna pubblicitaria, la CGIL minaccia di boicottare
gli abiti di D&G (capirai che perdita, me li immagino proprio i
metalmeccanici in un negozio D&G…), in Spagna addirittura i due stilisti
siciliani sono stati costretti a ritirare i cartelloni pubblicitari.
Ridicolaggini tardofemministe, è di questo che stiamo parlando. Premettendo che
a mio avviso la foto non è così offensiva né volgare, vorrei usare un altro
argomento per confutare l’indignazione politically correct. La pubblicità è o
non è una forma d’arte? Se lo è allora il discorso si chiude subito. Abbiamo
mai criticato o censurato o boicottato un film che parla di uno stupro? O una
canzone sullo stesso tema? Mai. Anzi, in casi del genere ho sempre sentito
elogi al coraggio e all’impegno artistico nel trattare un tema del genere. Ma
la pubblicità non può ricevere lo stesso trattamento. Il perché è presto detto:
l’arte pubblicitaria non è abbastanza radical chic. Al contrario, per questa
gente è solo uno strumento diabolico del sistema capitalistico che spinge al
consumismo, all’edonismo. Il buonismo ipocrita della marmaglia politically
correct, tuttavia, non deve prevalere sulla sacrosanta libertà di espressione.
In questi ultimi tempi ho notato un pericoloso trend di limitazione della
libertà che mi preoccupa parecchio. Non dobbiamo permettere ai sacerdoti del
moralismo a buon mercato di limitare le forme di espressione artistica.
Altrimenti si rischia l’effetto Zapatero che ha creato una Spagna fintamente
libertaria e in realtà schiava di un conformismo aberrante e liberticida.

Sono
contento di vedere che due noti blogger, che mi onoro di considerare amici,
abbiano voluto dire la loro sul vergognoso ultimo numero del Domenicale
dedicato all’omosessualità intesa come malattia (tesi supportata dall’articolo
del "luminare" Claudio Risé). Sono Daw e Enzo Reale, che meglio
di me hanno saputo esprimere lo sdegno e, ammettiamolo, l’imbarazzo che
proviamo in questo momento. Ora attendo le prese di posizione di altri amici
liberali. O almeno io li reputo tali. Oppure si è liberali solo quando si
attacca la sinistra? Update
Anche Pierluigi
Mennitti
e Inyqua
dicono la loro. Particolarmente azzeccato è il riferimento di Inyqua all’ordine
degli psicologi. Non pensate sia necessario un suo intervento deciso nei
confronti del "luminare" Claudio Risé?