Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Aprile, 2007

Mentre in Italia uno
sparuto ma agguerrito gruppo di sinceri liberali e democratici si batte per il
riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, nella capitale messicana si
litiga e si protesta per qualcosa che da noi, almeno per ora, non è in
discussione: la depenalizzazione dell’aborto. Con una votazione storica,
infatti, la Asamblea
de Represantantes di Città del Messico (la nostra Camera dei Deputati) ha
approvato la legge che permette l’interruzione di gravidanza entro le prime
dodici settimane di gestazione, abolendo i limiti restrittivi e le pene
detentive che prevedeva la normativa precedente. La legge, ispirata dal Partido
de la
Revolucion Democratica
(sinistra), ha provocato l’ira di
migliaia di persone e in primo luogo della Chiesa cattolica che non ha fatto
tardare la sua puntuale, macchiettistica e anacronistica scomunica. Per le
strade della capitale centroamericana continuano le manifestazioni di protesta
degli antiabortisti ma anche i festeggiamenti di chi ha appoggiato l’iniziativa
legislativa del Prd, considerandola come una conquista di civiltà in un paese
ancora soffocato da norme non scritte dettate dalla morale cattolica. Dà conto
delle proteste e delle tensioni (anche in aula) il quotidiano spagnolo El Pais:

Los diputados del Distrito Federal (Ciudad de México) han
trabajado protegidos por más de 400 granaderos (policías antimotines) y
cercados por centenares de grupos opositores, que reclamaban "abortar la
ley del aborto". En el centro histórico de la capital mexicana se
reunieron, lejos unos de otros, grupos que apoyaban la despenalización y
tradicionalistas que la repudiaban.

Particolarmente
ridicola, inoltre, la protesta del gruppo ultraconservatore Pro Vida che ha
utilizzato come testimonial della campagna antiabortista nientepopodimenoche
Gesù Cristo e la Vergine
Maria
, immortalati sui manifesti con bambini in braccio. Era
dai tempi della Madonna pellegrina di democristiana memoria che i membri della
Sacra Famiglia di Nazareth non venivano ingaggiati per tour promozionali
politico-culturali. Chissà che ne pensano i diretti interessati… Fatto sta
che il Distretto Federale di Città del Messico ha cambiato una legislazione
retrograda e fuori dal tempo, dando alle donne messicane la possibilità di
decidere liberamente se continuare o meno la gravidanza. Speriamo soltanto che
le folle manovrate ad arte da ultraconservatori e gerarchie ecclesiastiche non
provochino una goffa marcia indietro che rappresenterebbe la sconfitta della
ragione e della libertà nei confronti del bigottismo e dell’arretratezza.

Apr-22-2007

Hanno vinto i migliori

Posted by Domenico under Senza categoria

Il nostro auspicio si è avverato. Nicolas Sarkozy (30 per
cento) e Segolene Royal (25 per cento) sono i vincitori del primo turno delle
elezioni presidenziali francesi. Senza dubbio i migliori, così diversi eppure
ugualmente di rottura, l’uno contro il "sistema Francia" ormai
vecchio e farraginoso, l’altra contro la nomenklatura un po’ maschilista del
suo partito. La sinistra si ricompatta ma in complesso perde consensi, Bayrou
non riesce a sparigliare le carte e deve accontentarsi di un comunque
sorprendente 18 per cento. Il vero sconfitto è Jean-Marie Le Pen (11,5 per
cento), e la cosa dovrebbe far felici tutti i sinceri democratici che non ne
potevano più di vedere un attempato xenofobo di estrema destra fare il
protagonista nella scena politica di un paese dalla lunga tradizione
democratica come la
Francia. La
sua carriera finisce qua? Lo speriamo vivamente.
L’altro dato politicamente importante e in un certo qual modo sorprendente è
l’altissima affluenza alle urne (84,5 per cento), segno indiscutibile di una
voglia di partecipazione che in Francia non si vedeva da decenni. E’ già
cominciata la seconda corsa, quella che conta davvero. Il 6 maggio prossimo uno
tra Nicolas Sarkozy e Segolene Royal diventerà il nuovo inquilino dell’Eliseo,
con buona pace della vecchia e compassata Francia chirachiana e mitterandiana.
I due "finalisti" dovranno pescare nel bacino elettorale degli
indecisi e dei sostenitori degli sconfitti. In questo senso Sarko sembra essere
in vantaggio: se i voti di Le Pen e una parte considerevole di quelli di Bayrou
confluiranno verso l’ex ministro dell’Interno, i giochi dovrebbero essere
fatti. Ma la politica, soprattutto quella francese, riserva sempre incredibili
sorprese. Non resta che attendere altre due settimane e salutare, il 6 maggio,
il nuovo monarca repubblicano dei nostri vicini d’Oltralpe. Ancora una volta,
dunque, vinca il migliore!

Apr-20-2007

E’ partito. Ma dove arriverà?

Posted by Domenico under Senza categoria

I giovani in eskimo e i
vestiti grigi dei vecchi matusalemme della nomenklatura comunista di trent’anni
fa sono solo un lontano ricordo. Ora i rampanti ragazzi diessini indossano
scarpe Hogan e i grandi leader del partito solo abiti di sartoria. È il primo
particolare che salta all’occhio entrando nella bella struttura del Mandela
Forum di Firenze. Secondo giorno di congresso Ds. Un congresso storico che
inaugura la breve (addirittura frettolosa?) strada verso la fondazione del
Partito Democratico. La tradizione comunista e postcomunista italiana compie la
sua ultima trasformazione. Ma la sinistra italiana sembra non riuscire ad
evitare scissioni e dolorose fratture. Stavolta è Fabio Mussi a guidare i
transfughi, a portarli fuori dal progetto di fusione con la Margherita, a rimanere
a sinistra per non perdere l’identità storica del partito che fu di Gramsci,
Togliatti e Berlinguer. Lo fa dal palco con un discorso atteso dall’Italia che
ama la politica. Quando viene annunciato il baffuto leader della sinistra Ds,
il Mandela Forum trattiene il respiro. Inizia ed è già emozionato, la voce
incerta e commossa. È pacato, vuole evitare sceneggiate e scene madri, ma non
rinuncia alle stoccate. "Questa svolta è figlia di un fallimento",
"Non possiamo dimenticare la questione morale. Ricordiamoci di Enrico
Berlinguer piuttosto che metterlo e toglierlo dal Patheon", "La
profezia della fine del socialismo è una cianfrusaglia ideologica". È un
discorso di sinistra, non c’è dubbio. Anche chi è lontano anni luce dalle idee
di Mussi non è riuscito a non apprezzarne la coerenza e la passione. Poi la
chiusura, drammatica ma non troppo, ma decisa: "Noi ci fermiamo qui.
Cominciano ora due fasi costituenti, sarebbe bello un doppio successo". E
il sipario cala sull’ennesima scissione della sinistra italiana. Gli applausi
sono tanti. Il partito rende onore allo sconfitto, a chi va via per tentare una
strada diversa e alternativa. Ma l’emozione dura poco. Solo un paio d’ore dopo
ci pensa Walter Veltroni a riaccendere gli entusiasmi del popolo della Quercia.
Applausi, standing ovation, scene assolutamente diverse da quelle tiepide
riservate il giorno prima a Piero Fassino. Cercano il leader del Partito
Democratico? La base sembra aver già le idee chiare. Il fatto di questa seconda
giornata di congresso è la scissione di Mussi o il trionfo di Veltroni? Forse
nessuno dei due momenti. Forse il popolo della sinistra è dubbioso sul futuro,
pieno di domande e incertezze. Cosa sarà questo Partito Democratico? Una forza
di sinistra, di centrosinistra o di centro? In Europa starà con il PSE o si
creerà un gruppo nuovo? Che fine farà la tradizione comunista e postcomunista
italiana? Un anziano delegato, durante una pausa del congresso, fumava
nervosamente e si sfogava con un giovane e rampante "compagno":
"Da Gramsci alla Binetti. Che tristezza…". Non è necessario
aggiungere altro.

Apr-17-2007

La casa (chiusa) delle libertà

Posted by Domenico under Senza categoria

Pino Belleri, direttore
di Oggi, ha sbagliato a usare due pesi e due misure tra Sircana e Berlusconi?
Senza dubbio. Si tratta di una strumentalizzazione politica di bassissimo
livello? Sicuramente. Tuttavia le foto esclusive pubblicate dal settimanale
Oggi che ritraggono un Berlusconi pappone attorniato da cinque soubrettine
televisive fanno venire la pelle d’oca. Sono stato un sostenitore dell’ex
premier quando tutti lo attaccavano, ma l’ho anche criticato quando mi sembrava
giusto farlo. E oggi non posso fare a meno di esprimere il mio disgusto per un
uomo che si dimostra, come ha scritto benissimo il mio amico Simone,
"di bassissima levatura morale". Non voglio apparire bacchettone
perché evidentemente non lo sono. Ma un qualsiasi leader responsabile di una
destra democratica e COERENTE a questo punto direbbe: "Chiedo scusa alla
mia famiglia e al paese. Mi ritiro dalla politica". Non per il fatto in
sé, ci mancherebbe. Sono stato il primo a dire che Sircana non si doveva
dimettere. La vita privata è vita privata. Ognuno fa quello che gli pare e deve
rendere conto solo alla sua coscienza e alla sua famiglia. Ma un uomo politico
che si erge a difensore della famiglia "tradizionale", che appoggia
il Family Day, che un giorno sì e l’altro pure tuona contro le derive amorali
della società, non può fare altro che andarsene. Lo chiedo da elettore di Forza
Italia, da liberale di centrodestra, da cittadino che dal suo leader politico
ha sempre preteso troppo poco ma che stavolta esige rispetto e coerenza.
Capiamo il personaggio esuberante, vulcanico, pieno di brio e amante della
bella vita. Ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla decadenza morale
di uno statista (perlomeno autodefinitosi tale) che stavolta ha davvero
superato il segno. È l’ennesima prova, forse quella conclusiva, che questa
destra non è come la vogliamo, non è la nostra. Fa tristezza pensare che il de
profundis del centrodestra italiano sia stato intonato da cinque vallette.
Questa è l’Itaila, purtroppo.

«Si
c’est une tactique, c’est-à.dire une approche de court terme, elle n’est pas
opportune, elle crée de la confusion, elle sert Bayrou qui n’a en rien rompu
avec la droite. Et si c’est une strategie, c’est-à-dire une vision de long
terme, elle n’est pas pertinente. Cette alliance vouerait le PS à des alliances
incertaines et à une crise interne»
È Lionel Jospin
a parlare, riferendosi alla possibile alleanza tra Partito Socialista e Udf (i
centristi di Bayrou) in chiave anti-Sarkozy. In Francia spira il vento del
consociativismo per sbarrare la strada al nuovo Napoleone gollista. Ma quello
che i nostri amici transalpini non capiscono, è che la realtà francese non è
uguale a quella italiana. In Francia i centristi (ex alleati dei gollisti) e i
socialisti non hanno possibilità di poter creare alleanze durature e coerenti.
Troppe differenze, troppi decenni di contrapposizioni. Jospin, dunque, ha colto
nel segno. L’ex primo ministro sembra uno dei pochi socialisti transalpini a
voler evitare la creazione di un’armata Brancaleone anti-Sarkozy sul modello
antiberlusconiano del centrosinistra italiano. La deriva "italiota"
aleggia su Parigi. Riusciranno gli irriducibili socialisti a evitare pantani
consociativi?

Apr-9-2007

I percorsi gastronomici del Megafono

Posted by Domenico under Senza categoria

Ristorante
"do’ Priuri" - Antonimina (RC) Prezzo medio: 20 euro (bevande
incluse)

Se state visitando la
splendida zona della Locride e del basso jonio calabrese, il ristorante
"do’ Priuri", nel piccolo e caratteristico borgo di Antonimina,
merita assolutamente una visita. Innanzitutto per la bontà dei piatti,
preparati solo con ingredienti genuini e fedeli alla più stretta tradizione
culinaria calabrese. Già solo gli antipasti sazierebbero anche i palati più
esigenti, con l’incredibile varietà di salumi, frittelle di fiori di zucca,
melanzane con patate, peperonata, bruschette e ricotta fresca. Ma è
assolutamente vietato saltare i primi piatti, grazie ai quali si può davvero
assaporare la ricchezza gastronomica della Calabria. Da non perdere i rigatoni
alla ‘ntoniminara con capicollo, salame e pomodoro. E poi le pappardelle al
sugo di cinghiale, i maccheroni con sugo di capra e i semplicissimi e
buonissimi maccheroni alla salsa di pomodoro fresco (con i pomodorini di
"schiocca" a dare un sapore paradisiaco). I secondi sono tutti a base
di carne con capra, salsiccia al forno, grigliata mista. Ma c’è un ingrediente
in più che rende il ristorante un "must" del circuito gastronomico
della zona: il proprietario. Un personaggio incredibile, vulcanico, che beve,
scherza e ride con i clienti, che offre pillole di saggezza popolare miste a
provocazioni godibilissime. "U Priuri" è uno di quei calabresi che
hai piacere di incontrare, che ti regala sempre un sorriso e la sua
incondizionata e disinteressata ospitalità. L’ultima qualità aggiuntiva del
ristorante di Antonimina è la poca distanza dalla splendida Gerace e dai suoi
imperdibili scorci medievali.

La
pagella del Megafono

CIBO: 9
SERVIZIO: 10
RAPPORTO QUALITA’
PREZZO: 10
Il punto di forza:

Il prezzo. Mai visto prima un ristorante di questo livello a prezzi così bassi.

Il difetto:

Antonimina non è certo dietro l’angolo. Ma qualche chilometro in più sarà
ripagato da un pranzo indimenticabile.

Apr-6-2007

Una vittima innocente dell’ignoranza

Posted by Domenico under Senza categoria

"Perdonatemi
se non resto con voi. Abbiamo passato tutto insieme, ma ora non ce la faccio
più". E’ Matteo a scrivere, un ragazzo sedicenne come tanti, forse più
sensibile, forse gay, forse no. Eppure questa sua possibile omosessualità l’ha
portato ad essere deriso, additato e sfottuto fino alla morte. Suicidio:
tecnicamente è così. Ma Matteo è stato ucciso dall’ignoranza e dall’omofobia,
dal bullismo e dall’indifferenza. I suoi coetanei lo sfottevano di continuo, lo
chiamavano Johnatan (un ex concorrente del Grande Fratello), lo avevano
etichettato come gay, omosessuale, "culattone". Lui piangeva, non
sopportava più di essere messo in croce semplicemente per i suoi modi di fare,
per una sensibilità magari più spiccata dei bulletti del quartiere, per una omosessualità
che forse nemmeno c’era o ancora non si era manifestata. Ma il problema non è
(e non deve essere) se Matteo fosse gay o meno. Il punto centrale della
questione è l’intolleranza dimostrata da sedicenni come lui che stanno
crescendo nell’intolleranza e nel rifiuto violento del diverso. In un paese in
cui si organizzano Family day in difesa di una famiglia tradizionale che
nessuno ha mai attaccato, la morte di Matteo rappresenta l’ennesimo campanello
di allarme. Non c’è spazio, in Italia, per chi non è come gli altri, per chi
non è considerato "normale" secondo i canoni della consuetudine
italiota. Come sempre le reazioni dopo la tragedia sono state tante, troppe, e
tutte di circostanza. Tuttavia bisogna comprendere che non basta piangere dopo,
è successo già troppe volte. Si dovrebbe, piuttosto, educare le nuove
generazioni al rispetto, alla tolleranza, alla comprensione. Il diverso non è
un mostro, né un nemico. Ma la famiglia, la scuola, la chiesa, la politica
fanno abbastanza? Non voglio cadere nel qualunquismo ma i campanelli di allarme
sono ormai troppi, quasi quotidiani. L’Italia vive un’emergenza di civiltà.
"E’ gravissimo che un ragazzino si suicidi perché accusato di essere gay
come se fosse una colpa", è la senatrice Maria Burani Procaccini (Forza
Italia) a parlare. Ha ragione, ma c’è chi ripete cose del genere da anni
nell’indifferenza generale. Matteo è l’ennesima vittima sacrificale sull’altare
dell’intolleranza di casa nostra. Ora è libero di essere se stesso senza paura
dei giudizi altrui. E’ lontano da una società che non lo accettava. Chissà se
almeno la sua morte servirà a qualcosa. E’ dura, ma ci speriamo.

Apr-1-2007

Malvinas/Falkland, 25 anni dopo

Posted by Domenico under Senza categoria

Un quarto
di secolo: tanto è passato dall’inizio della guerra delle Falkland. Il 2 aprile
1982, infatti, l’esercito argentino sbarcò su quelle che a Buenos Aires
chiamano Islas Malvinas, al fine di recuperare in maniera incruenta un
territorio che la stessa costituzione considera parte integrante del territorio
argentino. Ma una piccola-media potenza regionale come l’Argentina, spinta dal
nazionalismo di gran moda in quegli anni a quelle latitudini, aveva
sottovalutato la reazione di una potenza mondiale come la Gran Bretagna. Meno
di due mesi di conflitto, Argentina sconfitta e Falkland ancora inglesi. Ma il
fallimento della cosidetta Operacion
Rosario
brucia ancora e gli argentini ancora oggi, a distanza di 25
anni, non riescono a chiudere i conti con un passato che tarda a passare. E ora
si commemorano 25 anni di (molti) orgogli mai sopiti e (poche) autocritiche.
Dalle 20 di domenica centinaia di piazze argentine si riempiranno di gente
comune, veterani, politici. Tutti a riaffermare la sovranità nazionale sulle
Malvinas, su quelle isolette che sono poco più che scogli e che eppure per gli
argentini sono immense, infinite. Ma quella guerra cosa fu in realtà? Un
diversivo di Galtieri, capo della sanguinaria giunta militare argentina, per
unire la popolazione in rivolta sotto l’ombrello del sentimento patriottico?
Spiegazione abusata, questa. Non può essere stato solo quello, altrimenti non
si spiegherebbe come, a venticinque anni di distanza, ancora la grande
maggioranza degli argentini sente quella guerra marchiata a fuoco sulla carne e
non pochi continuano a chiedere un’azione diplomatica (se non militare) per
riappropriarsi delle Malvinas. Non manca, però, chi mette in guardia le teste
calde nazionaliste ricordando i 649 morti che quella guerra provocò tra le
forze armate argentine (255 gli inglesi caduti). Quasi mille morti in due mesi
di guerra per il controllo di qualche isoletta in mezzo all’Oceano. E le
conseguenze non furono solo drammaticamente serie. La guerra anglo-argentina
sbarcò anche sui campi di calcio: nessuno ha dimenticato la "mano de Dios"
di Diego Armando Maradona che eliminò gli inglesi dai mondiali messicani dell’86. A Buenos Aires e nella
Terra del Fuoco sono pronti per la commemorazione, Londra risponde sottotono,
senza atti ufficiali e con la speranza di poter migliorare i rapporti bilaterali
al fine di cooperare nella zona dell’Atlantico Meridionale. Gli argentini, per
ora, non ne vogliono sapere e tra poche ore piangeranno le vittime di 25 anni
fa con l’orgoglio patriottico che torna a farsi imponente.

La Nación Argentina ratifica su legítima e
imprescriptible soberanía sobre las Islas Malvinas, Georgias del Sur y Sandwich
del Sur y los espacios marítimos e insulares correspondientes, por ser parte
integrante del territorio nacional.

E’ la prima disposizione transitoria della
costituzione argentina. E’ quello che la gente pensa e desidera fortemente.
Nonostante quei 649 morti. Nonostante una guerra persa. Nonostante tutto.

APPROFONDIMENTI La guerra delle
Malvinas/Falkland su Wikipedia
Il
ricordo della guerra sul sito del quotidiano argentino La Nacion
Un
interessante grafico animato sulla guerra realizzato sul sito del quotidiano
spagnolo El Mundo in occasione del ventennale (2002)