Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Luglio, 2007

Lug-21-2007

Mario, fai sognare anche noi!

Posted by Domenico under Senza categoria

Siamo
un gruppo di blogger che si collocano all’interno dell’attuale schieramento
politico di centrodestra. Crediamo da sempre nello strumento blog quale
possibile mezzo di influenza culturale e politica, quale evoluzione del modo di
informare e di essere informati. Negli ultimi anni abbiamo condiviso molte
battaglie “virtuali”, contribuendo con passione e impegno alla realizzazione di
progetti ambiziosi. Abbiamo sempre cercato di usare i nostri blog senza
partigianerie, sforzandoci di non seguire ciecamente gli ordini di scuderia ma
discutendo, confrontandoci, creando un canale di comunicazione anche con chi
non la pensa come  noi. Tutto questo, sia chiaro, rimanendo saldamente
ancorati alle nostre convinzioni politiche e culturali. Avevamo riposto molte speranze nella crescente
diffusione dei blog di centrodestra, sperando che prima o poi alle parole
sarebbero seguiti i fatti concreti, l’impegno sul campo, la raccolta di quanto
si era seminato in precedenza.

Oggi, a
malincuore, dobbiamo ammettere che poco o nulla è successo in questo senso.
Si tratta di una riflessione che
facciamo convintamente da mesi ma che particolarmente in questi giorni diventa
tremendamente attuale. La candidatura a segretario del Partito Democratico di
Mario Adinolfi, giornalista e blogger di centrosinistra, ha messo in evidenza
ancora una volta la differenza di impostazione che separa i blog che si
riconoscono nell’attuale maggioranza di governo e quelli di centrodestra. Da
anni ci siamo autoconvinti che noi siamo i “blog del fare” contrapposto ai
“blog del dire”; noi azione, loro sterile, continuo e cervellotico dibattito;
noi liberi e liberali, loro indottrinati e statalisti. Forse avevamo ragione,
forse no. Fatto sta che oggi, mentre gli ideologi della rivoluzione dei ragazzi
in pigiama hanno perso molto del loro appeal e del loro slancio originario,
dall’altra parte qualcosa si muove: Adinolfi parte dal blog e tenta di
intraprendere la sua “rivoluzione in bermuda”. Una scelta coraggiosa, quasi
suicida politicamente ma di sicuro impatto mediatico.

Sia chiaro:
nessuno di noi si sente vicino alle posizioni politiche di Mario Adinolfi,
tantomeno a quelle del nascente Partito Democratico
. Le nostre considerazioni
riguardano solo ed esclusivamente lo strumento blog e i suoi possibili utilizzi
anche nella vita reale. La “second life” creata ad hoc dai blogger di
centrodestra ci appare a volte come qualcosa di sterile e fine a se stesso, un
esercizio narcisistico e onanistico che somiglia tanto ad un’élite (o presunta
tale) che ad un movimento di ampio respiro. Si discute, ci si fanno i
complimenti a vicenda o si litiga, ma tutto rigorosamente all’interno dello
stesso “branco” di appartenenza. E’ proprio la mancanza di visione ad ampio
spettro che imputiamo a chi fino ad oggi ha “gestito” il movimento dei blogger
di centrodestra presenti in rete.  L’idea che, vittime di una sorta di
nuovo complesso dei migliori data dalla oggettiva incapacità dell’attuale
governo di centrosinistra,  quelli che avrebbero dovuto fare la
“rivoluzione culturale” siano finiti in un limitante tifo di squadra che perde
quel minimo di capacità critica necessario, se non a costruire, quantomeno a proporre
il domani.

L’immobilismo
colpevole del centrodestra virtuale si scontra oggi con il movimentismo
dell’altro versante politico. Adinolfi è lì; dove sono i guru dei blog
liberalconservatori?
Per questo, dunque, pur non condividendo il progetto politico alla base
dell’impegno di Adinolfi e sentendoci distanti anni-luce dal Partito
Democratico, ci troviamo quasi costretti ad appoggiare l’impegno di Mario che
rappresenta, anche per noi, un momento di avanguardia nel mondo dei blog. Dal
virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni programmatiche;
dall’onanismo salottiero e sonnacchioso all’impegno politico concreto. E’
quello che vorremmo accadesse anche sul nostro versante. Ma visto che questo
sembra per adesso un obiettivo lontano, esprimiamo
i nostri migliori auguri a Mario Adinolfi e gli offriamo, nei limiti delle
sacrosante differenze politiche e culturali, il nostro supporto in questa
difficile ma entusiasmante battaglia.

Domenico Naso – http://www.ilmegafono.net
David Moser – http://daverik.wordpress.com
Roberto Nicolai – http://www.robinik.net
Diego Destro – http://daw.ilcannocchiale.it
Fabrizia Cioffi – http://inyqua.iobloggo.com
Cantor – http://www.cantorblog.net

ADESIONI
Grendel from the Moor
- http://grendelfromthemoor.splinder.com/
Giuseppe Colonna - http://www.giuseppecolonna.com
Child23 - http://forzaitaliablog.splinder.com
Giuseppe Lombardo - http://www.neoconitaliani.it
Periclitor - http://destragiovane.iobloggo.com/
Simone Casadei - http://www.simonecasadei.net

Forse farà una magra
figura, forse si dovrà accontentare dello zero virgola zero qualcosa. Comunque Mario Adinolfi
ci sarà. Sarà lì a contendere la segreteria del Partito Democratico nientemeno
che a Walter Veltroni, Furio Colombo, Rosy Bindi e chissà chi altri ancora.
Le idee politiche di Adinolfi sono distanti anni-luce dalle mie e del PD non me
ne può fregare di meno, ma ciò non mi vieta di apprezzare una
iniziativa coraggiosa e di impatto mediatico. Detto questo, sorge anche un
dilemma politico-bloggereccio. Mentre Adinolfi, nel bene o nel male, è lì, dove
sono i blogger autorevoli di centrodestra? Quanto incidono sugli indirizzi
politici della coalizione? Cosa fanno realmente oltre che ergersi a Grandi
Sacerdoti su un blog? Eravamo partiti per cambiare il mondo dell’informazione,
per influire politicamente. Cosa abbiamo ottenuto? Gli ideologi della
rivoluzione dei ragazzi in pigiama forse quel pigiama lo usano solo per
dormire. E Mario, intanto, è lì, a fare la sua rivoluzione in bermuda.

Lug-13-2007

Eutanasia (o assassinio?) di un governo

Posted by Domenico under Senza categoria

E’ il
senatore Manzione il nuovo eroe dell’Italia di centrodestra. Proprio un suo
emendamento alla riforma della giustizia, infatti, ha provocato ieri la
sconfitta del governo nell’aula di palazzo Madama. Dopo i comunistissimi
Turigliatto e Rossi, dunque, ecco l’icona moderata rappresentata da Manzione.
Ma non si può parlare in nessun modo di tradimento o intelligenza col nemico.
Il problema, ormai si è detto mille volte, è la flebile maggioranza di cui
l’Unione dispone in Senato. I parlamentari italiani non sono pecore (non tutti,
almeno)e quindi può capitare che votino secondo coscienza e convinzione
politica. E’ il caso di Manzione oggi, di Rossi e Turigliatto prima, di chissà
chi altri domani. E’ il destino di questo governo, nato debole e destinato a
morte prematura. Bisogna solo capire quando e su che provvedimento, il resto
già si sa. Ma l’inconsistenza della maggioranza in Senato è solo una parte
delle cause del probabile e imminente decesso politico. A picconare il muretto
di tufo eretto da Prodi a difesa del suo esecutivo ci pensano direttamente le
segreterie dei partiti della sua coalizione. Il logoramento del Professore si
trasforma automaticamente in perdita copiosa di consensi e Fassino e Rutelli
stanno cominciando a chiedersi se valga davvero la pena continuare questo
stillicidio politico-istituzionale o non sia meglio, piuttosto, congedare Prodi
e affidare un governo di transizione (un anno circa) a Giuliano Amato o Franco
Marini, per poi tornare alle urne sperando che intanto si attenui il
malcoltento generalizzato nei confronti del centrosinsitra. Non di morte
naturale, dunque, si dovrebbe parlare. Bensì di una forma interessata di
eutanasia politica. Fassino e Rutelli sono pronti a staccare la spina per porre
fine all’agonia. Peccato, però, che il malato terminale (politicamente) Romano
Prodi, a differenza di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, non ha per nulla dato
il proprio consenso e questa battaglia la vorrebbe combattere fino alla fine…

Lug-4-2007

La destra che ci piace

Posted by Domenico under Senza categoria

Metti allo stesso tavolo
Benedetto Della Vedova e Alessandro Campi, a parlare del nuovo corso dei tories
inglesi sotto la guida di David Cameron nel corso di un interessante seminario
organizzato dalla Fondazione Fare Futuro. Tra diritti civili e interdipendenza
tra liberalismo e conservatorismo, ti accorgi che Della Vedova e Campi, nei
loro rispettivi ruoli (politico ed economista uno, storico e intellettuale
l’altro) rappresentano pienamente il prototipo di destra che ti piace.

E’ una sensazione
piacevole, lo confesso, per chi più di una volta si è sentito un apolide della
politica, un liberale senza patria considerato reazionario a sinistra e
sovversivo a destra. Non ho sbagliato in cabina elettorale, dunque, se è vero
come è vero che il centrodestra italiano ospita menti brillanti come Della
Vedova e Campi. Storie diverse, percorsi differenti. Radicale Della Vedova, di
An Campi, entrambi, però, si ricongiungono efficacemente oggi che la
contingenza storica e culturale reclama una destra nuova, o forse solo più
consapevole delle sue vere vocazioni.

Liberalismo e
conservatorismo si incontrano e si fondono. E’ una simbiosi naturale,
fisiologica e inevitabile. Nel giorno in cui Storace lascia An, questa
ritrovata consapevolezza politica non fa altro che aumentare la fiducia nella
destra italiana che verrà. 

Lug-3-2007

Storace va via, An s’è “destra”

Posted by Domenico under Senza categoria

Francesco Storace, detto
anche "porchetta nera", ha abbandonato Alleanza Nazionale. E’ una
buona notizia per chi ha a cuore le sorti del centrodestra italiano e vorrebbe
una destra moderna, europea e liberale. Gli ultimi rimasugli di veterofascismo
di sinistra, dunque, abbandonano la destra che conta: il nuovo partito subito
annunciato da Storace è la prova evidente che i cosidetti "sociali"
hanno rappresentato fino ad oggi un freno al progresso del blocco
liberalconservatore. Basta dare un’occhiata al nuovo (sic!) simbolo: una
sfavillante fiamma dorata del tempo che fu, una banale scritta "la Destra" (un po’
generico, non trovate?) e un tricolore dalle proporzioni sballate. Oltre che
politicamente, dunque, Storace va bocciato senza appello anche graficamente.

Amici di An, accompagnate
l’ex governatore del Lazio alla porta tra due ali festanti di folla,
regalategli le ultime polverose copie rimaste dei 45 giri di Sole che sorgi o
di Faccetta Nera. E’ giunto il momento, per voi, di concludere degnamente la
lunga e coraggiosa transizione. E’ tempo di partito unico con Fi, è tempo di
costruire l’alternativa liberale al veltronismo galoppante che sta
attraversando l’Italia. Camerata Storace, addio. Non ci mancherà.

Lug-2-2007

Radical = Taliban

Posted by Domenico under Senza categoria

Altro che Vatican =
Taliban, altro che libertà di espressione, altro che baluardo della libertà. I
radicali italiani hanno definitivamente perso la brocca, quasi a emulare
l’incipiente demenza senile del loro leader storico. L’ultima mirabolante
avventura di Marco Pannella e dei suoi adepti è di quelle che farebbero ridere
se non fossero politicamente tragiche. 

Il Comitato Nazionale di
Radicali Italiani (ormai una sorta di Comitato Centrale del PCUS) ha attaccato
strumentalmente e in maniera feroce Daniele Capezzone, ex delfino di Pannella e
già segretario degli stessi Radicali, da pochi giorni anche cacciato in malo
modo da Radio Radicale. Le colpe del giovane presidente della commissione
Attività produttive della Camera? Non essersi appiattito su posizioni supine
nei confronti del governo Prodi; non voler essere l’ultimo
"giapponese" del Professore in cambio di una poltrona (vero Bonino?);
non aver abbandonato la battaglia liberale e liberista. Tanto è bastato per
scatenare l’ira della setta laico-talebana di Pannella e soci, subito pronti a
lanciare la scomunica (o fatwa, a voi la scelta) nei confronti di Capezzone. Il
metodo utilizzato è stalinista: assenteismo, irresponsabilità, scarso impegno
parlamentare. Dall’oggi al domani Capezzone è diventato il peggior fannullone
del Parlamento italiano.

"Rappresenta il
peggio della nostra storia": ecco la sentenza finale del Mullah Giacinto
detto Marco. Partita chiusa, dunque, per Capezzone che si ritrova nei panni
scomodi di un novello Trotzkji. Le picconate (seppur politiche) arriveranno, ne
siamo certi. Ma siamo altrettanto certi che il giovane Capezzone non si
arrenderà e continuerà per la sua strada. Il fallimento storico dei Radicali è
sotto gli occhi di tutti: dopo decenni di battaglie vigorose e sacrosante, gli
uomini di via di Torre Argentina hanno incarnato tutti i difetti e i vizi che
essi stessi rimproveravano al "sistema". E’ il de profundis di un
pezzo di storia italiana, la fine ingloriosa di un movimento che nacque libero,
visse coraggioso e oggi muore codardo e vile.

Per quel che può valere,
Daniele Capezzone ha tutta la nostra stima e solidarietà. Non ti arrendere,
Daniele. Non ti far intimidire dalla fatwa senile del conte Ugolino. Il tempo è
dalla tua parte, così come i veri radicali liberi, liberali e liberisti di
questo paese.