Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Settembre, 2007

Set-30-2007

Insieme per forza

Posted by Domenico under Senza categoria

Ci risiamo: Viktor Yuschenko e Julia Timoshenko hanno una
nuova occasione di mostrare al mondo che la rivoluzione arancione non era stata
una farsa estemporanea ed inutile. Il responso delle urne in Ucraina, secondo
gli exit poll, affida al blocco bianco-arancione un leggero ma decisivo
vantaggio nei confronti dei blu di Yanukovich e dei suoi alleati comunisti.

Il partito della bella
Julia ha ottenuto più del 30% di voti, dimostrando ancora una volta che una
vera svolta occidentale del paese può essere guidata solo da lei. Yuschenko ne
prenda atto, si impegni a cancellare gli screzi degli ultimi tre anni e faccia
fronte comune per arginare Yanukovich e i suoi anacronistici progetti
filorussi. L’Ucraina è pronta a entrare a pieno titolo nel novero delle
democrazie occidentali. L’unico ostacolo è rappresentato proprio dalla
litigiosità dei due leader che 3 anni fa avevano fatto esaltare ed emozionare
il mondo. Tutto ciò che ancora gira nell’orbita di Mosca non ha e non può avere
libertà d’azione. Putin tratta gli alleati della regione come Mosca trattava le
repubbliche vassalle all’epoca della guerra fredda. Per evitare questo
pericoloso ritorno al passato Yuschenko e Timoshenko devono unire le forze. Si
devono rendere conto che da soli non hanno la forza politica ed elettorale per
sconfiggere Yanukovich e traghettare Kiev verso la democrazia e soprattutto
verso Bruxelles.

Nei prossimi giorni, con
la proclamazione ufficiale dei risultati, ne sapremo di più. La speranza di
ogni sincero democratico, tuttavia, è che i dati ufficiali confermino questo
seppur lieve vantaggio dei bianco-arancioni. Sarebbe la seconda (e forse ultima)
occasione che la Storia
offre alla giovane e inquieta Ucraina. Se si fallisse anche stavolta le
speranze (e la credibilità) di una ulteriore "rivoluzione"
democratica pacifica sarebbero pari a zero.

Set-28-2007

Ciao Luisa

Posted by Domenico under Senza categoria

L’ho incontrata una sola
volta. Era il giugno 2006 e i blogger di TocqueVille erano a Sestri Levante per
conoscersi, parlare, discutere, anche litigare. Quell’unica occasione, però, mi
ha permesso di conoscere una persona meravigliosa, solare, allegra.

Set-26-2007

Io sto con l’ippopotamo

Posted by Domenico under Senza categoria

Il clima da caccia alle
streghe che si fa largo in Italia grazie all’antipolitica dilagante mi obbliga
a un coming out clamoroso: io sto con Clemente Mastella. Avete capito bene:
difendo con convizione il ministro della Giustizia dagli attacchi demagogici e
indiscriminati che gli stanno piovendo addosso. Prima l’aereo di Stato per
andare al Gp di Monza (e che sarà mai, in fondo sarebbe stato comunque usato da
Rutelli!), poi la puntata-trappola di Ballarò e il comizio finto-comico di
Maurizio Crozza, per non parlare del veleno che il Signore di Ceppaloni deve
sopportare ogni giorno da parte dei soliti Travaglio, Grillo e compagnia.

Mi ha particolarmente
colpito (e turbato) un paragone che ha fatto lo stesso Mastella con Bettino
Craxi. E siccome voglio che nessun altro politico italiano sia costretto
all’esilio per l’attacco concentrico e feroce dell’intellighentsia di sinistra,
difendo Clemente Mastella e gli offro, per quel nulla che vale, la mia
solidarietà. In un’epoca in cui hanno deciso che bisogna finire quello che
avevano iniziato nel 1992 con Mani Pulite, i Sacerdoti della doppia morale
cominciano con la vittima più semplice da eliminare. Mastella da sempre è
definito come il Trasformista della politica, l’uomo che pensa solo alle
poltrone. Ha fatto comodo anche a noi di centrodestra creare e alimentare questo
mito. Ebbene, è ora di smentirlo una volta per tutte. Clemente Mastella ha
cambiato schieramento UNA SOLA VOLTA nel 1998, allorquando Cossiga permise di
rimpiazzare Prodi e Rifondazione comunista con Massimo D’Alema e alcuni
centristi fuoriusciti dall’allora Ccd. Punto. I trasformismi politici di
Mastella finiscono qui, mentre altri suoi colleghi hanno più volte fatto la
spola tra sinistra e destra con imbarazzante disinvoltura.

Delle idee politiche di
Mastella condivido poche cose, ma questo non mi vieta di dire finalmente la
verità sulla più colossale opera di mistificazione della verità politica degli
ultimi anni. La sinistra con la puzza sotto il naso, "la sinistra di
Capalbio" (altra definizione azzeccata di Mastella), il Circo(lo) dei
comici con falce e martello, non perdonano al ministro il suo passato
democristiano, né il suo modo di fare politica (sicuramente opinabile ma non
peggiore di quello di altri). E quindi partono con il tiro
all’ippopotamo di Ceppaloni, certi come sono che la grande stampa, la tv e gli
intellettuali-saltimbanchi (triste che queste due categorie siano ormai
sovrapposte) non muoveranno un dito per difenderlo. E una volta eliminato lui
(magari non nella stessa maniera crudele e palese che hanno usato con Craxi,
ormai si sono fatti furbi) partiranno lancia in resta per altre mirabili
avventure di "pulizia" politica. Magari con l’appoggio del solito
giudice amico, o con la demagogia che riempie le piazze di qualche comico da
strapazzo.

Io sto con l’ippopotamo, dunque (Mastella, da uomo
di spirito qual è ci perdonerebbe senz’altro l’epiteto). E dovrebbe essere la
stessa posizione di tutti quegli italiani di destra e di sinistra che credono
ancora nella politica e che non vogliono piegarsi al riflusso menzognero
dell’antipolitica di piazza e di salotto. Non avrei mai pensato di doverlo
scrivere, ma tant’è: FORZA CLEMENTE, SONO CON TE!

Set-20-2007

137 anni di libertà

Posted by Domenico under Senza categoria

Nel paese delle mille
celebrazioni e dei mille giorni di festa, il 20 settembre sembra non
interessare a nessuno. Eppure 137 anni fa i bersaglieri compivano un’impresa
fondamentale per il futuro del nostro paese. La fine dello Stato pontificio non
ha rappresentato solo l’ultimo passo dell’unità d’Italia. E’ stato anche uno
spartiacque importantissimo per la laicità del nostro paese, per la fine di un
regno oscurantista e bigotto, una teocrazia assoluta che era (e in parte è
ancora) l’opposto della democrazia, della libertà di opinione e di credo
religioso, dei diritti fondamentali dell’uomo.

Eppure, quasi un secolo e
mezzo dopo, ci troviamo ancora a dover combattere contro l’ingerenza vaticana,
contro le fastidiose dettature della gerarchia ecclesiastica ai nostri
politici. L’Italia è indietro rispetto alle altre democrazie occidentali su
temi fondamentali quali i diritti civili, la libertà di ricerca scientifica, la
laicità dello Stato. E tutto questo nonostante siano passati tutti questi anni
da quel giorno di settembre del 1870. Ma proprio per questo non bisogna
dimenticare quel giorno, non bisogna abbassare la guardia. In un paese in cui
ci dicono da sempre che moriremo democristiani, non vogliamo però morire
clericali. Quello mai, a costo di emulare i bersaglieri e a passo di corsa
(goffa ed esteticamente imperfetta, vista la nostra atavica pigrizia) tornare a
Porta Pia o, se serve, arrivando persino a San Pietro.

Set-15-2007

Exit. Dov’è l’uscita?

Posted by Domenico under Senza categoria

Ilaria D’Amico è bravina,
si impegna e si vede. Ma Exit non decolla, non funziona. Manca qualcosa al
programma di approfondimento de La7 del lunedì sera. Innanzitutto dà fastidio
la ricerca dello scoop a tutti i costi. A volte ci si riesce (vedi il caso dei
preti gay), a volte no (vedi l’arruffato caso di Pompei e dei suoi scavi
proposto stasera). E snerva un po’ anche l’atteggiamento un po’ grilliano della
D’Amico, sempre alla ricerca di capri espiatori (possibilmente governo,
parlamento o enti loclai) da sacrificare sull’altare dell’antipolitica. E poi
la bella Ilaria dovrebbe preparsi un po’ di più sui temi della serata. L’altra
volta Brunetta l’ha bacchettata innumerevoli volte, lo stesso Vittorio Sgarbi
stasera. Ilaria è bella, e nel suo caso è un maledetto difetto. Ogni sua
imprecisione viene utilizzata dai dotti ospiti per correggerla e farle capire,
implicitamente che in fondo ha il fisico da "velina" e non da giornalista
di approfondimento. Sbagliato, sbagliatissimo. E proprio per questo, nonostante
i difetti evidenti di Exit, suggeriamo a Ilaria D’Amico di non desistere. Ci
prova e si impegna e per chi ha fatto sempre giornalismo sportivo è già un
ottimo risultato. Da Exit, però, usciamo di corsa. Attendiamo le prossime prove
di giornalismo di Ilaria, certi che migliorerà sempre di più.

Per un paese come il
nostro, in crisi d’identità e sempre più povero di punti di riferimento, la
morte di Luciano Pavarotti assume un’importanza colossale. Big Luciano era uno
degli ultimi tre alfieri dell’italianità nel mondo insieme a Sofia Loren e
Valentino, un esempio di talento italico davvero globale e internazionale,
fuori dal recinto asfittico del provincialismo che troppo spesso ci
caratterizza. In ogni angolo del pianeta tutti sanno chi è Luciano Pavarotti,
quasi tutti (anche i non appassionati di lirica) saprebbero riconoscere al volo
la sua voce tenorile. E non stupisce, dunque, che i più grandi mezzi di
comunicazione del mondo abbiano dedicato ampio spazio alla notizia, dalla Cnn
alla Bbc e Al Jazeera, passando per il sito internet di Le Monde, The Times e
New York Times. Muore innanzitutto un grande artista, una delle voci più belle
del Novecento. Ma muore anche (e forse soprattutto) un personaggio dal valore
"mediatico" incommensurabile. 

Pavarotti era riuscito a
valicare i confini del Bel Canto per irrompere con tutta la sua ingombrante
fisicità nell’immaginario collettivo del XX secolo. Non si era accontentato di
incantare l’Opera di Parigi o il Metropolitan di New York, non gli erano
bastati i leggendari concerti dei Tre Tenori con José Carreras e Placido
Domingo. Aveva capito che le sue potenzialità comunicative andavano oltre,
aveva intuito che il suo posto era tra i miti della pop culture, accanto a
rockstar, premi Nobel per la pace e intellettuali. E i grandi happening del
Pavarotti & Friends avevano consacrato questa sua voglia di ibridare mondi
apparentemente così distanti: i suoi duetti con artisti del calibro di Bonovox
(U2), Tom Jones, Zucchero, Jovanotti, rimarranno nella storia della musica a
celebrare la capacità innata e inarrivabile di miscelare sapientemente generi
diversi ma perfettamente conciliabili. Sia chiaro, il Maestro era conscio della
"diversità" della lirica rispetto al resto della musica e rimaneva
comunque un custode geloso di questa altera diversità. Ma non si era chiuso
all’interno di steccati elitari, non si era rassegnato a diventare l’idolo di
un gruppo ristretto di melomani. Voleva diventare una star di livello
planetario, riconoscibile dal frequentatore della Scala di Milano ma anche dai
giovani o da chi era comunque distante anni luce dal mondo della lirica.

Luciano Pavarotti aveva
brillantemente raggiunto il suo scopo. Era diventato (e sarà per sempre) uno
dei miti del nostro tempo, capace anche di far parlare di sé dalle pagine di un
giornale di gossip, perché così impone la notorietà del Terzo Millennio. E lui,
uomo del suo tempo, non aveva alcuna intenzione di tirarsi fuori dalla mischia.
E’ rimasto al centro del mondo fino all’ultimo e siamo certi che nessuno
riuscirà più a spostarlo dall’Olimpo delle divinità pop di un tempo sempre meno
ricco di punti di riferimento. Big Luciano, e lo diciamo fuori da ogni
retorica, ci mancherà davvero tanto. E’ un altro pezzo di Italia che se ne va
lasciando dietro di sé un vuoto ideale e culturale che sconforta.

Provate
ad andare su YouTube e a cercare i video di Luciano Pavarotti. Troverete pezzi
memorabili, duetti immortali, ma soprattutto potrete leggere i commenti della
generazione YouTube: un vero e proprio inno universale a Big Luciano da ogni
parte del mondo. Noi abbiamo scelto un memorabile We are the world durante
un’edizione del Pavarotti & Friends cantato con Lionel Richie, Joe Cocker, Ricky
Martin, Mariah Carey, Gloria Estefan, B.B. King, Laura Pausini, Renato Zero,
Ronan Keating, Gianni Morandi, Alex Britti e tanti altri.

Set-4-2007

Che confusione! Sara perché ci siamo…

Posted by Domenico under Senza categoria

Veltroni e Rutelli
incalzano Prodi, Rosy Bindi lo difende, i parisiani insorgono contro Rutelli,
Rutelli contro la sinistra radicale, la sinistra radicale contro chiunque. E’
questo il quadro certamente poco incoraggiante che ci offre il centrosinistra
al governo. Solita litigiosità atavica, direte voi. E invece sembra che sia in
atto un’escalation delle tensioni intestine. Sarà perché si avvicina la Finanziaria oppure,
più prosaicamente, sarà che ci siamo. In primavera si potrebbe tornare alle
urne, ponendo fine all’agonia di un governo sempre più debole e immobile. Il
Professore lo sa, se ne è reso perfettamente conto e i suoi tentativi di
rintuzzare gli attacchi fintamente garbati di Veltroni sono ormai velleitari e
quasi rassegnati.

Incoronare un nuovo
imperatore del centrosinistra mentre quello precedente ancora stava sul trono
non è stata una grande idea. Prodi lo sapeva ma non ha potuto fare niente per
evitarlo. In fondo non è lui che decide gli equilibri della coalizione, in
fondo lui un partito non ce l’ha e può contare solo sull’appoggio sincero ma
ininfluente di qualche colonnello della Margherita. E la Finanziaria alle
porte, ne siamo certi, non farà altro che alimentare il marasma. Tutti contro
tutti, in attesa delle primarie del Pd del 14 ottobre e di un possibile (ma
probabile?) cambiamento delle alleanze politico-elettorali. Ma se Atene piange,
Sparta non ride. Il centrodestra è stretto tra la brambillite acuta che ha
colpito Berlusconi, i rinnovati conati verbali di Umberto Bossi, la difficile
stasi di An e l’attendismo furbo e guardingo dell’Udc. Ma questa, ahinoi, è
un’altra storia e ne parleremo in un altro post.