Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Ottobre, 2007

Come da copione. La
senatrice Cristina Fernandez, moglie del presidente uscente Nestor Kirchner,
sarà la prossima inquilina della Casa Rosada
. Successo annunciato e
plebiscitario, con proporzioni tali da evitare addirittura il ballottaggio. E’
così che si consuma l’ennesimo rito sudamericano, con un’elezione democratica
ma quantomeno bizzarra. Di sicuro la Fernandez non sarà un presidente di facciata,
emanazione e continuazione del marito. E’ donna risoluta, capace e molto amata.
Saprà imporre il proprio carisma e governare il paese autonomamente, pur nella
scia dell’apprezzato periodo di presidenza del marito. A venticinque anni dal
ritorno della democrazia, l’Argentina saluta la prima donna presidente della
sua storia e spera di continuare nell’opera di risanamento economico e di
tumultuosa ripresa dopo il crack disastroso degli anni scorsi. Il compito della
"presidenta" è arduo e la bella Cristina dovrà dimostrare di essere
in grado di portarlo a termine, magari con l’aiuto del consorte che, ne siamo
certi, non si limiterà a fare da semplice accompagnatore della sua affascinante
signora.

Ott-24-2007

Scherzi da frate

Posted by Domenico under Senza categoria

La notizia molto
probabilmente getterà nello sconforto mia madre, mia zia e qualche altro
milione di italiani. Lo capiamo e rispettiamo l’eventuale dolore. Ma pare, e
sottolineo pare, che padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione,
abbia fatto il furbo. Lo storico Sergio Luzzatto, infatti, documenta nel suo
ultimo libro un
particolare che sicuramente farà discutere
: il sant’uomo di origini campane
che ha arricchito San Giovanni Rotondo si sarebbe procurato le famose stimmate
con acido fenico e veratrina, fortissimi veleni che provocano piaghe e irritazioni.
Sarà vero? Non possiamo saperlo. Ma i dubbi che da quasi 90 anni aleggiano
sulla figura del Santo acquisiscono oggi ancora maggior peso. E forse qualcuno
dovrebbe chiedere scusa postuma al tanto vituperato padre Gemelli.

Ott-20-2007

Splash! Il ritorno del Futurismo colora Roma

Posted by Domenico under Senza categoria

Ha destato molte polemiche la vernice che ha colorato di
rosso l’acqua di Fontana di Trevi. "Grave episodio", "Offesa
alla città", e via cantando, così come impone il frasario tipico del
politically correct. E invece il "tintore" autodefinitosi futurista
ha regalato alla Capitale un pomeriggio di ritrovata vitalità culturale. Basta
riguardare le foto dell’effetto cromatico per accorgersene. Non uno sfregio ma
una vera e propria opera d’arte. Tant’è che molti turisti e cittadini presenti
pensavano si trattasse di un effetto preparato ad hoc per la Festa del cinema. E questo
episodio, inoltre, permette anche a un grandioso movimento artistico-culturale
come il Futurismo di tornare alla ribalta. Le commistioni politico-ideologiche
di Marinetti & Co. hanno penalizzato moltissimo quel prezioso periodo di
innovazione e inventiva. A distanza di tanti decenni si potrebbe finalmente
giudicare il Futurismo per quello che è stato, senza pregiudizi. E ben venga
anche il "tintore" della Fontana di Trevi, se serve allo scopo.

Il Congresso degli Stati Uniti consegnerà una medaglia al
Dalai Lama, alla presenza del presidente Bush. Che c’è di strano? Nulla, almeno
all’apparenza. Fatto sta che la reazione della Cina non si è fatta attendere:
«Il conferimento al Dalai Lama di una medaglia da parte del Congresso degli
Stati Uniti, porterà un grave danno alle relazioni tra Cina ed Usa», ha detto
il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Liu Jianchao. Per le
autorità cinesi, il premio al leader tibetano esule dal 1959 rappresenta
un’ingerenza negli affari interni cinesi. Posto che non è affatto così, in
quanto il Dalai Lama è un leader religioso, una figura carismatica nota in
tutto il mondo, non capiamo la reazione del governo di Pechino. Non solo la Cina ha invaso e occupato il
Tibet nel 1950, distruggendo centinaia di monasteri e cancellando larga parte
del patrimonio storico-culturale di una civiltà millenaria; addirittura oggi si
indigna, si risente e reagisce stizzita solo perché un mite e attempato monaco
buddhista riceve un premio! Agli amici cinesi vorremmo dire che non si possono
proprio lamentare. Il mondo dovrebbe fare ben altro per appoggiare la causa
tibetana e invece l’influenza politica ed economica di Pechino ha sopito per
più di mezzo secolo le giuste rivendicazioni di un popolo vessato da un
invasore straniero. Speriamo che il presidente Bush non si tiri indietro e sia
presente alla consegna del premio al Dalai Lama. Bisogna cominciare a far
capire ai nostri "amici" cinesi che non basta aprire al mercato e
attirare capitali stranieri. La democrazia passa inevitabilmente attraverso i
diritti civili e il caso emblematico del Tibet è solo l’esempio più lampante di
un paese che disconosce completamente le libertà fondamentali. Solo quando il
Tibet sarà libero, Taiwan sarà riconosciuta dalla comunità internazionale e i cittadini
cinesi potranno esprimere liberamente le loro opinioni, solo allora cominceremo
a considerare e a rispettare la
Cina. Fino
a quel giorno la nomenklatura
comunista-capitalista di Pechino abbia almeno la decenza di tacere e di provare
un po’ di vergogna per quello che quotidianamente fa passare ai propri
cittadini.

Ott-14-2007

Quella farsa che ci fa tanto rosicare

Posted by Domenico under Senza categoria

Oggi si
vota per scegliere il segretario del Partito Democratico. E’ una farsa, tutti a
destra lo dicono da mesi. L’ho detto anche io e lo ribadisco: Veltroni è stato
scelto dall’alto e gli elettori devono solo confermare questa scelta
verticistica. Però, farsa o no, l’appuntamento di oggi è un evento fondamentale
per la politica italiana. Nel centrodestra riusciremo mai ad arrivare a una
cosa del genere? O dovremo accontentarci chissà per quanto tempo ancora del
solito leader carismatico? Sono pessimista, ahimé. E oggi mi trovo a
"rosicare" invidiando una farsa. Stiamo proprio messi bene…

Ott-12-2007

E adesso il Telegatto!

Posted by Domenico under Senza categoria

Al Gore ha vinto il
premio Nobel per la pace. Non è uno scherzo, giuro. Da Oslo è arrivato
l’annuncio ufficiale. L’ex vicepresidente americano, poi sfidante di Bush nel
2000, riciclatosi (altrimenti che ambientalista sarebbe) come paladino del
Pianeta e amico delle stars liberal di Hollywood, dividerà l’onore (e il
succulento premio in denaro) con il Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici (Ipcc)
dell’Onu
.

E’ stato un grande anno
per Albert Arnold Gore Jr., non c’è che dire. Prima il premio Oscar per il suo
documentario "Una scomoda verità", poi il megaevento del LiveEarth,
oggi addirittura un premio Nobel. Bisogna ammettere che il global warming (vero
o presunto che sia) sta portando un gran bene all’ex vice di Clinton. Magari la
temperatura sulla Terra sale, il livello dei mari pure, i ghiacci si stanno
sciogliendo, ma la popolarità di Gore ne ha sicuramente guadagnato. E ora il
prossimo obiettivo è uno solo: a gennaio si consegnano i Telegatti. Sarebbe un
peccato non chiudere l’annata con questo ulteriore premio (sicuramente più
prestigioso e autorevole degli altri due).

Il titolo prometteva di più. Molto di più. E invece
"Omosessuali di destra" di Marco Fraquelli, edito da Rubbettino,
lascia l’amaro in bocca. Innanzitutto perché ci si aspettava una disamina più
variegata e complessa dell’universo gay di destra, un’analisi meno forzata e
soprattutto slegata dalla tradizionale (e superata) equazione
destra=nazifascismo. E poi perché troppo spesso l’autore parla di personaggi
non solo gay ma anche pedofili o perversi, come se gli omosessuali di destra
siano tutti deviati, con problemi psicologici e dediti ai peggiori vizi
sessuali che esistano.

Fraquelli concentra quasi
tutta la sua attenzione su nazismo e omosessualità, parlando di Rohm e delle
SA, della Hitlerjugend e dei prodromi del nazismo di inizio Novecento. E lo fa
anche bene. E poi via all’elenco di orge, vizi e stravizi dei folli gerarchi
invertiti. Storicamente la narrazione ha un suo profondo interesse, sia chiaro.
Ma da un libro che ha come titolo "Omosessuali di destra" ci si
aspetta qualcosa di meglio. E non serve a riparare il danno la bella parte
dedicata all’esperienza dannunziana di Fiume, né quella dedicata a Mishima. E’
pur sempre tutto parte di una stessa tradizione politico-culturale che da sola
non riesce a riassumere il concetto di Destra. Ma l’obiettivo dell’autore è
proprio quello di scandagliare i rapporti tra omosessualità e destra radicale,
senza soffermarsi sugli altri settori di questa categoria politica. Se poi a
chiudere il tutto aggiungiamo anche i profili di Caignet e Kuhnen (due
importanti leader neonazisti e omosessuali dichiarati) possiamo tirare le
somme: si tratta di un libro sui rapporti perversi e malati tra destra radicale
e omosessualità. Niente di più. Fuorviante, dunque, il titolo. Forse la
"colpa" non è nemmeno del buon Fraquelli, che in fondo porta a
termine una ricerca storica per molti versi curiosa e interessante. Forse le
responsabilità sono di chi, all’interno dell’ottima casa editrice Rubbettino,
ha scelto un titolo che fungesse da specchio per le allodole, che attirasse un
numero maggiore di lettori, incuriositi (come il sottoscritto) dalla prima
opera dedicata al rapporto sconosciuto e inesplorato tra gay e destra politica.

L’unico briciolo di
attualità separata dalle esperienze naziste e neonaziste è rappresentato
dall’ultimo capitolo dedicato a GayLib, associazione gay di centrodestra che
negli ultimi anni ha cercato di portare a termine una doppia missione
impossibile: da un lato stimolare anche all’interno della CdL una discussione
costruttiva e non bigotta sui diritti delle persone omosessuali; dall’altro
contrastare lo strapotere dell’associazionismo gay di sinistra, fumosa e
incontrastata casta di conformismo e chiacchiere sterili. Ma non basta.
"Omosessuali di destra" rimane una buona ricerca storica ma anche una
piccola furbata editoriale. Con un altro titolo questa nostra recensione
sarebbe stata diversa. Ma la furbata non possiamo davvero accettarla, per un
semplice motivo: accostando "Omosessuali di destra" alle sole
esperienze nazifasciste si alimentano involontariamente (perché Rubbettino è un
editore liberale e molto openminded) due pregiudizi sbagliati: la destra è
tutta fascista; i gay sono malati e perversi. Il risultato? I gay di destra
sono il male assoluto.

Già non godevano di buona
fama, i cittadini rumeni. Mancava solo l’ultimo rapporto Istat sugli immigrati
regolari a far esplodere un caso che in realtà era già acceso da tempo. Gli
immigrati regolari in Italia sono 2.938.922, con una crescita del 10,1 per
cento rispetto allo scorso anno. Questo dato sarebbe stato sufficiente a
riattivare la xenofobia che alberga in molti dei nostri connazionali. Non si
tratta solo di leghisti, sia ben chiaro. L’Italia non ama lo straniero, anche
se fosse francese o svizzero. Figuriamoci poi se può amare i parenti poveri
dell’Europa orientale o i maghrebini. Ma il dato di crescita degli
extracomunitari in territorio italiano è stato relegato in secondo piano. C’è
qualcosa di ancora più interessante (e strumentalizzabile) nel rapporto Istat:i
nostri nuovi amici comunitari rumeni sono ben 342.200, più del 10 per cento del
dato complessivo. E la crescita della comunità rumena è arrembante: +92,5 per
cento in tre anni. Ecco il dato che ha fatto partire il perverso meccanismo di
xenofobia e generalizzazione razzista. I rumeni sono delinquenti, i crimini
sono aumentati, i rumeni pure. La conclusione è semplicissima: i rumeni vengono
in Italia quasi tutti per commettere reati. In fondo due più due fa quattro,
no? Nei bianchi e immacolati salotti televisivi i politici di casa nostra si
sono subito scontrati nell’ultima edizione del gioco a premi "Caccia al
rumeno", addossando agli ex schiavi di Ceausescu tutte le colpe possibili
e immaginabili. Ma non bastava nemmeno semplificare e mistificare così tanto. I
nostri politici, si sa, vogliono sempre esagerare e quindi si sono spinti
oltre. L’ignoranza colossale che li contraddistingue ha spinto molti a
confondere rumeni e rom, rendendo ancora più lapalissiana l’equazione
crimine=rumeni di cui sopra. Bisognerebbe spiegare ai politici nostrani che non
tutti i rom sono rumeni e, cosa ben più importante, che i rom e i rumeni non sono
tutti criminali. Si può prendere un popolo, una comunità etnica o religiosa, un
gruppo sociale ed etichettarlo in maniera così semplicistica? Allora, mi
chiedo, tutti gli ebrei hanno davvero il naso adunco e vogliono solo far soldi?
Tutti i gay vanno in giro con boa di struzzo e paillettess? Tutti i siciliani
sono mafiosi? No, grazie a Dio. Bisogna stare attenti, dunque, quando si
trasmette all’opinione pubblica un messaggio erroneo e fuorviante che non fa
altro che aumentare l’odio nei confronti di una comunità composta per la
stragrande maggioranza da persone indigenti che vengono in Italia cercando di
vivere dignitosamente. Ma questa vergognosa "caccia al rumeno" cui
prodest? Di sicuro non al nostro paese, poiché creando e alimentando l’odio
cresce anche il rifiuto, l’isolamento, l’emarginazione. E allora sì che i
malcapitati rumeni (molti dei quali preferirebbero vivere bene nel loro paese
piuttosto che essere maltrattati dall’ignoranza italiana) comincerebbero a
commettere reati. Non avrebbero davvero altre strade per vivere. Già oggi hanno
pochissime possibilità di guadagnare onestamente e le prospettive future sono
tutt’altro che rosee. E in fondo la
Romania
è ormai membro a tutti gli effetti dell’Unione
Europea, così come la Francia,
la Spagna o la Germania. Cerchiamo
di essere seri, dunque. Parliamo di sicurezza, di immigrazione, fermiamo e
rimandiamo a casa i clandestini senza lavoro che commettono reati, aumentiamo
le misure di sicurezza nelle nostre città, stanziamo più fondi per le forze di
polizia. Facciamo qualsiasi cosa, ma evitiamo di addossare le colpe
dell’inadeguatezza delle strutture che dovrebbero mantenere l’ordine pubblico a
centinaia di migliaia di persone che vogliono soltanto lavorare, mangiare e
crescere bene i propri figli. Altrimenti rischiamo di comportarci come quel
folle imbianchino austriaco che, in mancanza di soluzioni migliori, diede la
colpa dei mali economici e sociali della Germania agli ebrei. Ricordiamo tutti
come andò a finire, vero?