Diciamocelo francamente:
se non fossimo i signori liberali che siamo, già ieri le nostre possenti
chiavi da portone blindato avrebbero rigato le fiancate bianche dei taxi
romani. Personalmente ne abbiamo avuto l’occasione prima ieri sera,
attraversando a piedi la distesa di auto bianche ferme a piazza Venezia e
lungo via dei Fori Imperiali, e infine stasera, con corpose gocce di pioggia
che fungevano da ulteriore stimolo ad agire vandalicamente. Togliere ai
liberali le liberalizzazioni (per quanto discutibili nei modi e tutto
quello che volete) è come togliere Berlusconi alla sinistra, o le donne allo
stesso Cavaliere. Se poi aggiungiamo un’ora e venti minuti di
"passeggiata" forzata al gelo mercoledì sera e quarantacinque minuti
sotto l’acqua stasera ad aspettare un autobus che non arrivava (e come
poteva?), la nostra rabbia è più che giustificata.
Ma se le colpe dei
signori tassisti sono innegabili e gravissime, cosa dire di chi non ha mosso un
dito per togliere il blocco abusivo dal centro di una città già caotica di suo?
Walter Veltroni incontra Fini, Casini, i leghisti, i pensionati del dopolavoro
ferroviario, le casalinghe del Tufello e gli "Amici del muflone
sardo" per mettere a punto il nuovo pasticcio con cui ci faranno andare
alle urne, Roma era ferma, immobile. Tutti imbottigliati nel traffico
maledicendo chiunque, mandando cortesemente a cagare politici, tassisti,
cardinali e guardie svizzere. Ma il Sindaco, ormai si sa, è primo cittadino ma anche segretario del Pd ma anche cinefilo ma anche calciofilo ma anche
"figurinofilo" ma anche
"sofialorenofilo". Potremmo capirlo, dunque. Il buon Walter ha a
disposizione 24 ore al giorno, mica 48. Potremmo perdonarlo, evitare di
mandarlo a cagare, cercare di essere comprensibili. Potremmo, ma anche no.

