Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Novembre, 2007

Nov-29-2007

Sfogo metropolitano di un liberale incazzato

Posted by Domenico under Senza categoria

Diciamocelo francamente:
se non fossimo i signori liberali che siamo, già ieri le nostre possenti
chiavi da portone blindato avrebbero rigato le fiancate bianche dei taxi
romani. Personalmente ne abbiamo avuto l’occasione prima ieri sera,
attraversando a piedi la distesa di auto bianche ferme a piazza Venezia e
lungo via dei Fori Imperiali, e infine stasera, con corpose gocce di pioggia
che fungevano da ulteriore stimolo ad agire vandalicamente. Togliere ai
liberali le liberalizzazioni (per quanto discutibili nei modi e tutto
quello che volete) è come togliere Berlusconi alla sinistra, o le donne allo
stesso Cavaliere. Se poi aggiungiamo un’ora e venti minuti di
"passeggiata" forzata al gelo mercoledì sera e quarantacinque minuti
sotto l’acqua  stasera ad aspettare un autobus che non arrivava (e come
poteva?), la nostra rabbia è più che giustificata.

Ma se le colpe dei
signori tassisti sono innegabili e gravissime, cosa dire di chi non ha mosso un
dito per togliere il blocco abusivo dal centro di una città già caotica di suo?
Walter Veltroni incontra Fini, Casini, i leghisti, i pensionati del dopolavoro
ferroviario, le casalinghe del Tufello e gli "Amici del muflone
sardo" per mettere a punto il nuovo pasticcio con cui ci faranno andare
alle urne, Roma era ferma, immobile. Tutti imbottigliati nel traffico
maledicendo chiunque, mandando cortesemente a cagare politici, tassisti,
cardinali e guardie svizzere. Ma il Sindaco, ormai si sa, è primo cittadino ma anche segretario del Pd ma anche cinefilo ma anche calciofilo ma anche
"figurinofilo" ma anche
"sofialorenofilo". Potremmo capirlo, dunque. Il buon Walter ha a
disposizione 24 ore al giorno, mica 48. Potremmo perdonarlo, evitare di
mandarlo a cagare, cercare di essere comprensibili. Potremmo, ma anche no.

Lo scandalo che ha
coinvolto Giovanni Catanzaro, comandante dei vigili urbani di Roma, è una
bufala. O almeno un pretesto. Il Messaggero ha pubblicato il presunto
"scoop": Catanzaro ha usato un permesso disabili per parcheggiare
dove gli pare. I mainstream media hanno amplificato la cosa, presentandola
nella maniera più seria possibile. E allora Veltroni che fa? Approfitta della
situazione e caccia il comandante dei vigili. Tutto normale? Così sembrerebbe.
Anzi, da più parti si plaude al gesto moralizzatore del sindaco di Roma. Tutta
una panzana, una montatura, un disegno architettato da tempo. Le prove? Eccole,
ce le fornisce un
articolo di Claudia Passa, pubblicato da "il Giornale" in data 19
settembre 2006
(un anno e due mesi fa, dunque, nel giorno della nomina di
Catanzaro):

"Lo scettro del
comando non è destinato a restare a lungo nelle mani di Catanzaro: la scelta è
stata sofferta, e chi ha avuto modo in questi giorni di confrontarsi con il
sindaco e il suo staff afferma che
il primo cittadino avrebbe
preferito altre soluzioni
. Cosa sia accaduto per fargli cambiare idea non è dato
sapere. Si sa invece da autorevoli fonti che nel provvedimento di «investitura»
che oggi passerà in Giunta non sarebbe indicata alcuna data di fine incarico.
Un dettaglio che non deve stupire, giacché Catanzaro è un dirigente interno all’organico
dell’amministrazione e non un «outsider» a contratto come il suo predecessore.
Ma che solleva qualche interrogativo circa
la sicurezza con cui il
Campidoglio, nei giorni scorsi, aveva lasciato filtrare l’indiscrezione secondo
la quale il comandante dai baffi bianchi avrebbe lasciato la sua poltrona a
dicembre del 2007, non un giorno oltre
".

Altro che scandalo,
dunque. Era tutto deciso, persino la data. Qualche giornale ha
ricordato il precedente sul proprio sito? No, per nulla. Ma non c’è
di che meravigliarsi. Proprio un giornale (il Messaggero) si è reso complice
del complotto contro Catanzaro, ordito da Veltroni stesso o da chi per lui.
Speriamo che questa nostra segnalazione circoli. Aiutateci a far circolare la
verità. Linkate e diffondente!

Nov-21-2007

Pagare i danni, prego

Posted by Domenico under Senza categoria

Sacrosanta richiesta di
danni da parte di chi è stato esiliato senza motivo per anni. E’ Topo Gigio,
che chiede ben 260 forme di gruviera all’Antoniano di Bologna per i danni
morali e materiali subiti dopo la cacciata del noto topo televisivo dallo
Zecchino d’Oro, sostituito nientepopodimenoche da Geronimo Stilton. Stizzita la
reazione dei frati bolognesi: "E’ Topo Gigio a doverci risarcire per le
note vicende storiche che lo riguardano". 

Nov-19-2007

Non così!

Posted by Domenico under Senza categoria

"Il Partito del
popolo delle libertà è una cagata pazzesca". Così, forse, il ragionier Ugo
Fantozzi avrebbe commentato la boutade sensazionalistica di Silvio Berlusconi.
Nella cornice brambillesca di piazza San Babila, l’ex premier ha tentato
l’ultima carta per risolvere i problemi all’interno della CdL con Fini e
Casini. Ebbene, il rimedio è risultato essere peggiore del male. Il partito
unico del centrodestra è una necessità storica, lo diciamo da anni ormai. Ma
non così, non a queste condizioni. Il leader di una coalizione già in
fibrillazione non può e non deve annunciare unilateralmente la nascita di un
nuovo soggetto politico e soprattutto non può e non deve farlo come
un’imposizione personalistica calata dall’alto. Era proprio Berlusconi a dire,
nei giorni in cui il Partito democratico stava nascendo, che noi no, noi
avremmo fatto un’altra cosa, ascoltando davvero la gente e senza calare
dall’alto nulla. E invece eccoci qui, a dover commentare l’annuncio in piazza
di un progetto che deve essere studiato e condiviso da tutti. Altro che partito
unico dal basso! Si tratta semplicemente di un plebiscito, di una iniziativa
(forse propagandistica, forse reale) che nasce sull’onda dei bagni di folla,
dell’ebbrezza che il buon Silvio avverte ogni qual volta la gente lo osanna per
le strade.

Non è politica, questa.
Questo modo di fare andrebbe bene in un paese dalla democrazia giovane e
incerta. Ma qui siamo in Italia, non in Sudamerica o nell’Europa orientale. La
lunga transizione che è cominciata nel 1993 e che non vuole proprio giungere a
compimento merita di meglio e di più. I meriti di Berlusconi in questi anni
sono stati tanti e indiscutibili. Ha creato dal nulla un centrodestra che in
Italia non c’era mai stato, gli ha dato stabilità, ha sdoganato chi era
impresentabile e ha creato una cultura di governo. Di questo saremo sempre
grati al Cavaliere. Non possiamo e non vogliamo dimenticarlo. Però adesso
basta. Il centrodestra è ormai composto da forze politiche mature e pienamente
legittimate a governare e il tempo del padre-padrone è inevitabilmente finito.
Soprattutto in un periodo di profondi cambiamenti nel panorama politico
italiano, con un Pd che emette i suoi primi incerti vagiti. La risposta di
Gianfranco Fini all’annuncio di ieri è illuminante in questo senso. Il
presidente di An è da sempre uno dei sostenitori del partito unico, o
quantomeno di una federazione del centrodestra. Ebbene, se stamattina si
affretta a rispondere con un netto "Non se ne parla proprio",
qualcosa vorrà dire. Vorrà dire, forse, che An e Udc non hanno più intenzione
di farsi guidare alla cieca. Hanno voglia di condividere i progetti e di
studiarli assieme, senza più sottostare alle boutade (a volte illuminate, a
volte no) di un leader istrionico dai mille pregi e dai mille difetti, mosso il
più delle volte dalla voglia di ascoltare la pancia degli italiani. E chi fa
politica, o almeno chi vuole farla senza scadere nel populismo, deve ascoltare
anche (e soprattutto?) la testa. L’Italia ha bisogno di riforme, prima tra
tutte quella elettorale per porre rimedio alla porcata con cui ci hanno fatto
votare lo scorso anno. Il dialogo non è resa, né intelligenza con il nemico. E’
senso di responsabilità e maturità, in un paese isterico che da tempo non si
ferma a riflettere sul proprio futuro. 

Nov-11-2007

Il calcio è nel pallone

Posted by Domenico under Senza categoria

Una pattuglia della
polizia stradale si accorge che nella piazzola di un autogrill è in corso una
rissa. Si avvicinano, intimano di smettere, un agente spara (in aria?). La
pallottola (si scoprirà come) colpisce un giovane e lo uccide. Un
incidente, dunque, un terribile incidente mortale.

Questa la scarna cronaca
dell’episodio. Si badi bene: non ho detto che i ragazzi impegnati nella rissa
erano tifosi, e non è un caso. Ho omesso questa informazione perché INUTILE. Un
tragico incidente, un giovane ucciso. Cosa c’entra il calcio? Cosa c’entrano i
tifosi?

Sta tutto qui l’equivoco
che ha trasformato una giornata triste e funesta in una domenica di guerriglia
urbana e scontri violenti per le strade di alcune città italiane. Gli ultras,
categoria assolutamente da "bonificare" ed è compito delle società di
calcio, hanno approfittato della situazione, hanno paragonato l’incidente di
Arezzo all’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti, hanno obbligato Saccani a
sospendere Atalanta-Milan e perfino una partita di serie C, hanno dato vita a
episodi di guerriglia urbana per le strade della Capitale, hanno aggredito
giornalisti a Milano. E le autorità, sportive e non, confondono ancora di più
la situazione, sospendono alcune partite, ne rinviano altre (Inter-Lazio e
Roma-Cagliari) e ne fanno giocare altre sei.

E ora ci si stupisce, si
comincia per l’ennesima volta il can can dei Sacerdoti televisivi che
disquisiscono di calcio, sociologia e disagio giovanile. Discorsi triti e
ritriti. Ma soprattutto dannosi. Perché la tragica morte di Gabriele Sandri con
il calcio non c’entra niente. E qui sta l’errore tragico della giornata: se
presentiamo all’opinione pubblica la situazione come un problema
"interno" al mondo del calcio cosa ci si aspetta da alcuni criminali
gruppi di tifosi organizzati? Guerriglia urbana e cortei contro la polizia. I
problemi del mondo del calcio sono noti e arcinoti e risiedono soprattutto
nello strapotere che alcuni gruppi di ultras esercitano persino sulle dirigenze
delle società. Se ti ribelli fai la fine di Lotito, odiato dalla curva nord e
addirittura minacciato. Oppure subisci ricatti e estorsioni come il Napoli.

Soluzioni non ne abbiamo,
non spetta a noi suggerirle a quelle stesse autorità che ogni volta che tentano
di metterci una pezza creano altri danni peggiori. Ma è forse arrivato il
momento di fermare per un po’ il carrozzone del calcio, fregandosene una buona
volta dei diritti tv e delle conseguenti pressioni di Sky, degli interessi
milionari delle società e delle proteste dei criminali travestiti da tifosi.
Che senso ha seguire uno sport che approfitta persino di un incidente tragico e
mortale totalmente slegato da motivi "sportivi" e
"calcistici" per dar vita a una giornata isterica e violenta?

Fino ad oggi abbiamo
chiuso un occhio sul "regime" di Pervez Musharraf in Pakistan.
L’apporto dello Stato asiatico alla guerra al terrorismo ci aveva fatto
accantonare i dubbi, i quesiti, le questioni irrisolte di Islamabad. Il recente
ritorno in patria di Benazir Buttho, poi, ci aveva fatto sperare in una
normalizzazione della situazione dopo anni così difficili e instabili.

E invece il
presidente-generale Musharraf ha sorpreso l’opinione pubblica mondiale con un golpe
bianco
che lascia sconcertati. Più di 500 oppositori incarcerati,
cambiamenti al vertice della Corte Suprema e di altrie importanti e nevralgiche
istituzioni soprattutto giudiziarie. E ora il primo ministro pakistano Shaukat
Aziz paventa addirittura lo
slittamento delle prossime elezioni legislative di gennaio
, punto chiave
dell’accordo raggiunto con la
Buttho
e con gli altri partiti di opposizione.

Siamo andati in
Afghanistan per portare la democrazia e cacciare i talebani. Il Pakistan, tra
distinguo e ambiguità, ha fatto la sua parte (non certo disinteressata) in
questo difficile compito. Ma ora è giunto il momento che l’Occidente, e in
primis gli Stati Uniti, ricordi a Musharraf che la democrazia è un valore da
perseguire sempre e non soltanto quando c’è da combattere il nemico di turno.
La stabilità della regione passa inevitabilmente attraverso la promozione della
democrazia. E poi, con che faccia possiamo chiedere libertà e democrazia agli
afghani se ai loro confini appoggiamo un regime non democratico?