Il Megafono

Liberale, liberista e libertario

Archive for Dicembre, 2007

Dic-24-2007

Auguri

Posted by Domenico under Senza categoria

Buon Natale all’Italia in crisi, al New York Times che ci
ha definiti depressi e a tutti noi che facciamo qualsiasi cosa per confermarlo.
Buon Natale agli operai della Thyssen-Krupp, a quelli vivi e a quelli morti e
anche a Prodi che promette che nessuno morirà più, manco fosse Superman. Buon
Natale a Dini, Bordon, Manzione, Fisichella, che hanno fatto mangiare il
panettone al Professore; e Buon Natale anche a Silvio Berlusconi, che a forza
di spallate fallite è pieno di ematomi. Buon Natale ai ragazzi di Gioia Tauro,
che hanno organizzato una manifestazione imponente contro il termovalorizzatore
che inquinerebbe la Piana;
e anche ai miei concittadini di Rizziconi che, invece, sono stati gli unici a
dire subito sì (e senza condizioni) alla centrale a turbogas, infischiandosene
delle conseguenze ambientali.  Buon Natale all’Assemblea generale
dell’Onu, che nella sua desolante inutilità almeno ha compiuto un gesto
simbolico approvando la moratoria della pena di morte; e Buon Natale anche ai
condannati che passeranno le feste in attesa di essere uccisi dallo Stato,
aberrazione suprema soprattutto per chi si proclama una "democrazia
liberale". Buon Natale ai soldati di tutto il mondo che si trovano in Iraq
e in Afghanistan, a lottare per la democrazia mentre una parte dell’Occidente
li schifa e li detesta; e Buon Natale anche a loro, ai pacifinti, ai nemici
della libertà e dei diritti. Buon Natale alla mia Calabria, ormai moribonda
sotto i colpi della ‘ndrangheta; e Buon Natale a chi l’ha abbandonata, politici
in primis. Buon Natale a monsignor Bregantini, "trasferito" dalla
Locride come se nulla fosse, come se quella zona disperata d’Italia non avesse
più bisogno di lui; e Buon Natale al Vaticano, che non si è preoccupato dei
calabresi trasferendo uno dei pochi baluardi rimasti contro la MAFIA. Buon Natale a
Mastella e a Prodi, a De Magistris e alla Forleo, esempi di pericolosi scontri
tra politica e magistratura. Buon Natale al mio conterraneo Agostino Saccà, che
in fondo non ha fatto niente di più rispetto a tutti gli altri; e Buon Natale
bis a Silvio Berlusconi, che ormai strafà, straparla e straripa. Buon Natale a
Sarkozy, che piano piano sta facendo rinsavire la Francia, o almeno ci sta
provando; e Buon Natale a Carla Bruni, mica scema… Buon Natale a gay,
lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender, che anche quest’anno avevano
chiesto a Babbo Natale solo qualche diritto in più; e Buon Natale a Ruini, a
Volonté, a Buttiglione, a Socci, alla Roccella, a Pezzotta, che in quanto
cristiani se ne infischiano degli insegnamenti di un certo Gesù Cristo. Buon
Natale a tutti, insomma. Un augurio senza speranze, perché questo paese così
com’è non va più e si è tristemente ripiegato su se stesso. E noi con lui…

Dic-10-2007

Pavido e assorto

Posted by Domenico under Senza categoria

Ma guarda un po’ il caso!
Il presidente del Consiglio non potrà incontrare il Dalai Lama. Sia chiaro,
nessuna paura degli aut aut cinesi. Il fatto è che Romano Prodi proprio
mercoledì sarà a Lisbona per la firma del Trattato dell’Ue. Che peccato! E
pensare che il nostro premier ci teneva così tanto a incontrare il leader
tibetano…
Però, aspettate, forse una soluzione c’è. Sembra che il Dalai Lama si trattenga
in Italia fino al 17 dicembre. Ma guarda un po’ che culo che hai, Romano! Puoi
incontrarlo, alla faccia della Cina. In fondo Bush, il premier canadese Harper,
quello austriaco Gusenbauer e Angela Merkel l’hanno fatto. Dai, mica Prodi è
inferiore ad altri leader occidentali! Mica avrà paura delle ritorsioni cinesi!
Mica si preoccuperà di qualche minaccia di un muso giallo comunista. In fondo
ha a che fare ogni giorno con Diliberto e Bertinotti. Hu Jintao è una
mammoletta in confronto. Ma siamo certi che il buon Romano scoprirà di avere
altri impegni improrogabili. Magari vorrà fare una capatina a Fatima con
Flavia. Magari si rilasserà qualche giorno in Algarve.  E’ così impegnato,
il buon Romano. No, davvero non è possibile incontrare il Dalai Lama. Agenda
piena, sorry. E nessuno si azzardi a dire che il primo ministro italiano ha
paura di Pechino. O forse ne ha, ma sicuramente meno di quanto non ne abbia di
Dini e Mastella.

Ritmo lentissimo, musica noiosa e ripetitiva, troppa
influenza di Ken Loach. Irina Palm, con questi difetti di base, rischiava di
apparire come un film pesante e stucchevole. E invece nonostante tutto la
pellicola di Sam Garbarski si fa perdonare per l’originalità e soprattutto per
una interpretazione magnifica di Marianne Faithfull. Diciamo qualcosa sulla
trama: una vedova inglese di mezza età è la nonna di Ollie, un adorabile
bambino gravemente malato. La famiglia, tipico prototipo della working class
inglese di "loachiana" memoria, spende tutti i risparmi per tentare
cure sperimentali inefficaci. L’ultima speranza è una nuova tecnica
australiana. Ma trasferirsi per mesi a Melbourne costa parecchio. Nonna Maggie
cerca disperatamente un lavoro ma è troppo in là con gli anni, e le banche non
concedono più prestiti a una famiglia indebitata all’inverosimile. Per caso,
dunque, Maggie trova finalmente un lavoro molto remunerativo: masturbare
attraverso un "glory hole"
gli avventori di un sexy club. Nasce così il personaggio di Irina Palm, che tra
ripensamenti, scontri e scrupoli di coscienza, vivrà questa strana esperienza.
I film inglesi raramente ci conquistano, soprattutto quando si ostinano a voler
dipingere le periferie britanniche più grigie e tristi di quanto già non
siano. Ma davanti a una Faithfull così ispirata, così disarmante e goffa nelle
parti della masturbatrice più nota di Londra, la donna dalle "mani
morbide" che mandano in visibilio gli uomini, non possiamo fare altro che
sopportare la pesante lentezza della cinematografia di stile
"preblairiano" che ancora domina nella perfida Albione. Irina Palm è
stato una rara e piacevole eccezione. Ma qualcuno spieghi ai cineasti inglesi
(giovani e vecchi) che non siamo più all’epoca di Margareth Thatcher.

Hugo Chavez e i suoi sogni di dittatore socialista hanno
subito una forte (e inaspettata) battuta d’arresto. I venezuelani hanno
bocciato la proposta di modifica della Costituzione che il presidente
bolivarista aveva avanzato per assicurarsi il potere vita natural durante. Si
tratta senza dubbio di una sorpresa, di un colpo di coda di un paese che
sembrava ormai intorpidito dalle chiacchiere populiste del dittatore in camicia
rossa che dal 1998 fa il buono e il cattivo tempo a Caracas. Il referendum
costituzionale era suddiviso in due quesiti: il primo riguardava, appunto, la
possibilità di candidarsi alla presidenza della Repubblica un numero illimitato
di volte; il secondo, invece, comprendeva il diritto di voto a 16 anni, il
controllo presidenziale sulle riserve di valuta estera e il rafforzamento dei
poteri di espropriare proprietà private. Pericolosi passi avanti verso una
dittatura socialista, dunque, intrisa di statalismo e autoritarismo. Ma
finalmente i venezuelani hanno fatto capire al presidente di non essersi ancora
arresi. L’opposizione è in festa per le strade della capitale e c’è già chi
parla di possibili sviluppi politici a seguito di questa cocente battuta
d’arresto. Le strade che si potrebbero aprire sono tre: un inasprimento ancora
maggiore della dittatura chavista per reagire allo smacco elettorale; una presa
di coscienza dell’opposizione che si potrebbe finalmente rendere conto che la
maggioranza dei venezuelani non sta con il presidente e non vuole perdere
libertà e democrazia; Chavez e l’opposizione, il primo per limitare i danni e
la seconda per approfittare del momento favorevole, potrebbero cominciare a
parlarsi e arrivare a un accordo politico-istituzionale. E’ la terza ipotesi
quella che fa più paura, perché uno come Chavez scenderebbe a patti con
l’avversario solo ed esclusivamente per far passare questo momento di
difficoltà. Niente appeasement, per carità. E’ il momento buono per rialzare
definitivamente la testa. I venezuelani si sono espressi con chiarezza; ora
spetta all’opposizione sfruttare questo evento epocale a proprio vantaggio.

Approfondimenti
sul sito del quotidiano venezualano el Universal