Per
tradizione e forse per un leggero spirito autolesionista, anche quest’anno ho
seguito la prima serata del Festival di Sanremo. Non mi aspettavo qualcosa
che si avvicinasse anche lontanamente alla decenza, è ovvio. Ma non credevo
nemmeno di assistere ad uno show vecchio, stantìo, che puzza di demodé lontano
un miglio. Per non parlare poi dei testi militanti, del finto giovanilismo
ribellista, delle parole d’ordine tardosessantottine. Ma a quest’ora,
permettetemelo, non ho davvero voglia di approfondire l’argomento. Magari ne
parleremo domani e tenteremo di smontare pezzo per pezzo (come se fosse
difficile) la più stucchevole e noiosa liturgia in salsa italica.
Archive for Febbraio, 2008
No al “cuffarismo”. Il Pdl scelga il cambiamento in Sicilia
Non sono un elettore
siciliano né un iscritto a Forza Italia. Però, da osservatore interessato,
vorrei condividere con voi il mio pensiero sulle prossime elezioni regionali in
Sicilia. Il cuffarismo non è stato un fenomeno di cui vantarsi, né
un’esperienza da difendere e, ancora più grave, replicare sotto altre forme. La
riscossa della Sicilia passa inevitabilmente attraverso istituzioni locali
LIMPIDE per quanto riguarda la lotta alla Mafia e impegnate a promuovere la
legalità in ogni angolo dell’isola. Il Partito Democratico ha scelto una
persona capace e stimata come Anna Finocchiaro e il PdL deve
proporre candidatura altrettanto LIMPIDA e AFFIDABILE.
Da meridionale e
"vicino di casa" dei siciliani mi auguro che Silvio Berlusconi
capisca questa questione FONDAMENTALE per il futuro dell’intero Mezzogiorno.
Per questo motivo, credo che la candidatura di Gianfranco Micciché sia una
mossa positiva e rispettabile. Niente accordi sotto banco, niente
apparentamenti per vie traverse con Cuffaro e i cuffaristi. Anche a costo di
perdere l’appoggio di Lombardo alle elezioni nazionali. E’ giunto il momento di
cambiare pagina e l’abbraccio asfittico del "cuffarismo" non è certo
il modo migliore per percorrere la via del cambiamento.
Su questo blog siamo
abituati a non tifare, a osservare la politica con passione ma anche con lucida
obiettività. Per una volta, però, fatemi fare il tifo (seppur blando e
disinteressato): io, per quel che
vale, sto con Micciché.
UPDATE: Come non detto.
sacrificata sull’altare della peggior politica. Mi dispiace per i miei amici
siciliani che torneranno sotto il giogo del "cuffarismo". A meno che
Anna non faccia il miracolo… (quando mi costringono a tifare per gente di
sinistra mi assale una grande tristezza)
E’ con molto piacere (e
anche un po’ di orgoglio) che vi annuncio la nascita del quotidiano online Ideazione.com. Come ha spiegato benissimo
Pierluigi Mennitti nel suo
ultimo post, Ideazione ha sempre creduto in Internet come mezzo di
comunicazione moderno e accessibile a tutti. Oggi la scommessa si fa più decisa
e l’impegno costante. E il merito è soprattutto di Barbara Mennitti (non è
piaggeria, fidatevi). Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, troverete quattro
articoli nuovi di zecca e ben 8 rubriche verranno aggiornate settimanalmente a
giorni alterni. Il tutto con il solito inconfondibile stile di Ideazione:
serietà, obiettività e professionalità. Perché, ricordatelo, i percorsi del
cambiamento non si fermeranno mai. Nella foga di presentare il nuovo sito
mi sono dimenticato un piccolissimo particolare: Ideazione.com ospita il primo
appuntamento con Il
Criticone, rubrica che dalla prossima settimana verrà aggiornata ogni
venerdì mattina. Parlerò di cinema, libri, musica, in maniera
"professionale" ma senza prenderci troppo sul serio, come sempre. Non
vi aspettate Tullio Kezich o Mereghetti. ![]()
Orgoglioso, indipendente
e libero: è il nuovo Kosovo indipendente presentato al mondo dal premier Hashim
Thaci. E’ la conclusione annunciata di una storia lunga e tragica. Finale
previsto ma dagli esiti imprevedibili: non si è fatta attendere, infatti, la
reazione dura di Belgrado. Il primo ministro serbo Kostunica ha definito il
Kosovo "un falso Stato, uno Stato fantoccio", mentre il presidente
Tadic, usando un briciolo di diplomazia in più, ha dichiarato che
reagirà con tutti i mezzi pacifici, diplomatici e legali per annullare quanto
messo in atto dalle istituzioni del Kosovo». Ma a livello internazionale, a
parte l’ovvio no di Mosca, è un coro di approvazione per la dichiarazione di
indipendenza di Pristina, peraltro già prevista dal piano Ahtisaari. Il timore,
ora, è per un possibile effetto domino in altre piccole realtà autonome che
mirano all’indipendenza. E sembra che qualcosa in questo senso si stia già muovendo.
I presidenti di Ossezia del Sud e Abkhazia (repubbliche della Federazione
Russa) hanno già annunciato di volersi appellare all’Onu per vedere
riconosciuta la loro indipendenza.
Intanto a Pristina si fa festa, con migliaia di persone in strada a festeggiare
la fine di un incubo e la nascita di uno Stato che nasce tormentato e fragile,
ma sicuramente con tanta voglia di democrazia e di Occidente (come dimostra
anche la grandissima popolarità degli Usa nel paese). E forse, tra tutte le
seriose e preoccupate dichiarazioni dei leader mondiali, il commento più bello
e genuino è quello di Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese:
"Auguro al Kosovo buona fortuna". Ne avrà bisogno.
Questo
blog, che in fondo non è altro che un divertissement personale, scritto più per
me stesso che per chi mi legge, da oggi in poi (e fino al 14 aprile 2008) non
si occuperà di politica interna. Questa campagna elettorale, che poteva essere
davvero nuova e rivoluzionaria, si sta lentamente trasformando in qualcosa di
già visto, da una parte e dall’altra. Ho perso interesse per la sfida tra
Berlusconi e Veltroni e non vedo perché dovrei continuare ad occuparmene. Fino
a metà aprile, dunque, se cercate commenti, riflessioni e cazzate varie sulla
campagna elettorale, passate oltre. Ci occuperemo di quello che ci piace
veramente. Quindi di tutto, tranne che di questo triste ripetersi di un
teatrino scadente.
Voglio Casini nel centrodestra. E con il suo simbolo.
Io voglio Casini nel
centrodestra. Sì, proprio io, laico tendente al mangiapreti, la penso come il
cardinal Ruini. Credo sia fondamentale per il futuro della coalizione
liberalconservatrice la presenza di un partito di centro moderato. E’ una
riflessione che mi costa, perché alcune posizioni di Casini & Co. sui temi
etici e sui diritti civili sono per me inaccettabili e aberranti. Però la
politica, così almeno mi hanno insegnato, consiste nel mirare al bene comune. E
credo rientri in questo obiettivo la compattezza del centrodestra italiano. An
ha deciso (con una marcia indietro quantomeno imbarazzante) di aderire al
progetto berlusconiano del partito unico (o sarebbe meglio dire
"dell’unico partito"?). Bene, scelta politica lecita, che aiuta la
comprensione del panorama politico. Ma nessuno può obbligare Casini a fare
altrettanto. Mi direte: e nessuno può obbligare Berlusconi ad accogliere l’Udc
semza l’annessione al Pdl. Giusto anche questo, ma secondo me il Cav. sbaglia
di grosso. Che senso ha lasciare andare l’Udc (con annessa dote di voti
moderati) per rimanere in compagnia di Alessandra Mussolini? E’ questa la
destra moderna che abbiamo sempre sognato? No, ma è questa la destra
opportunista che fa meri calcoli di potere. Perché se l’Udc non si
"scioglie" nel listone, dopo il voto avrà la possibilità di mettere i
bastoni tra le ruote del probabile governo Berlusconi. Ed è questo che il Cav.
non può sopportare: tornare al governo con lo stesso limitato potere del 2001.
Superman, Napoleone, Gesù Cristo: i paragoni (scherzosi, si spera) che
Berlusconi ha usato nel corso degli anni sono evidentemente il segnale di una
vocazione non maggioritaria, come sarebbe più che lecito, bensì plebiscitaria,
totale, senza voci di dissenso. Se Rotondi, De Gregorio,
essere messi a tacere in maniera politicamente più o meno criticabile, con
Casini il gioco non funziona. Il leader centrista ha un consistente bacino di
voti e non ha alcuna intenzione di sacrificarlo sull’altare plebiscitario di
Berlusconi. Chi può biasimare il buon Pierfi? Forse solo Fini, perché la sua
scelta è obbligata, visto che l’obiettivo ultimo è succedere (chissà
quando) al Cav.
Chiariamo una cosa, a
scanso di equivoci e interpretazioni superficiali: non voterò Udc (come
potrei?); non sono antiberlusconiano (ma nemmeno yesman); inutile dire che mi
auguro la vittoria del centrodestra contro il
progetto comboniano-liberal-obamiano di Walter
Veltroni. Chiarito questo, però, non potevo esimermi dall’esprimere la mia
opinione, in nome di quel benedetto bene comune che la politica italiana sembra
avere ormai dimenticato.
Sta succedendo qualcosa
in America. Qualcosa di importante, non so se positivo o negativo, ma non
possiamo far finta di niente. Hillary e Obama, una rinnovata coscienza civile,
forse troppo liberal, forse troppo radical chic, forse troppo da salotto
ipocrita hollywoodiano. Ma siamo allo snodo cruciale di un’epoca, un po’ come
negli anni ‘60, quando il no alla guerra in Vietnam si mischiava alla lotta per
i diritti civili, al periodo beat, alle esperienze lisergiche e psichedeliche.
C’è una nuova America che sta rinascendo, dopo decenni di disincanto e
disimpegno. Ripeto: non so se sia una cosa positiva o negativa, ma se
cambia l’America cambia il mondo. Prepariamoci: the times are changin’.
Berlusconi ci è cascato,
o almeno così pare. Forza Italia e Alleanza Nazionale si preparano a
presentarsi insieme alle elezioni, in un listone unico sotto le insegne del
Popolo della Libertà. Ha ceduto al pressing di Veltroni o ha solo fatto un puro
calcolo politico-elettorale? Chi lo sa, forse l’uno e l’altro, forse il
Cavaliere non ha saputo resistere alla sfida del sindaco di Roma, competitivo
come è sempre stato. La semplificazione del quadro partitico all’interno del
centrodestra è senza dubbio una cosa positiva ma ci sono alcune cose che
meritano di essere approfondite: l’ennesima retromarcia di Fini, la diffidenza
di Casini, le preoccupazioni della Lega.
Per quanto riguarda il
leader di An, la situazione è ormai consueta: è una retromarcia che sa tanto di
Canossa, sa tanto di vassallo che si è ribellato al signorotto per poi tornare
all’ovile chiedendo umilmente perdono e rafforzando ancora di più l’autorità
del Principe. Ma in fondo il fine giustifica i mezzi, o almeno così ci hanno
sempre insegnato, e allora bene la semplificazione, bene questa forma
elettoral-embrionale di partito unico. Per Casini, però, la situazione è ben
più grave. L’Udc sa di avere un ampio spazio di manovra nel panorama politico
italiano; non è di destra, non ragiona come An, per la quale la scelta è tra
Berlusconi e l’isolamento. I centristi possono collocarsi tra i due
schieramenti o addirittura accordarsi con il Pd, se è vero come è vero che
Veltroni ha abbandonato la sinistra radicale. Per queste ragioni, dunque,
Casini non è obbligato a confluire nel Popolo della Libertà, geloso com’è della
propria autonomia e identità post-democristiana. Ma non si può negare,
tuttavia, che il momento per l’Udc non è dei migliori: prima l’affaire Cuffaro,
che di certo non ha giovato elettoralmente al partito, poi l’abbandono di
Tabacci e Baccini, andati a fondare la fantomatica Rosa Bianca, e per ultima la
fuoriuscita (ben più rilevante) di Carlo Giovanardi, confluito nel PdL.
disinteressata al progetto del partito unico di centrodestra ma per adesso non
ha l’intenzione (né la convenienza) di abbandonare il Cavaliere per tornare
alla sua antica solitudine padana.
Ecco che, dunque,
nonostante la legge elettorale sia rimasta invariata, sembra profilarsi uno
scontro che sa di bipolarismo, quello vero e senza equivoci stavolta. Forse
Berlusconi non avrebbe dovuto cedere alle richieste di Veltroni, forse avrebbe
potuto e dovuto godersi una comoda vittoria. Però il Cavaliere, si sa, è amante
del rischio. Che ci abbia preso ancora una volta?
Lo scorso agosto sono
stato in vacanza a New York e, come in ogni viaggio che si rispetti, ho
conosciuto molta gente. Con alcuni sono ancora in contatto, e la cosa è
piuttosto facile nell’epoca degli istant messenger. Proprio stasera
chiacchieravo su Msn con un amico sudamericano che vive e lavora a New York, un
ragazzo giovane, colto, che segue le vicende politiche internazionali, persino
quelle italiane. E proprio di politica stavamo parlando, del governo Prodi, di
Berlusconi, di Veltroni e delle prossime elezioni. Ebbene, tralasciando l’ovvia
pessima opinione che il mio giovane amico ha di Berlusconi ("I giornali
internazionali ne parlano malissimo. Lo descrivono come un dittatore
corrotto"), la frase che più mi ha sconvolto è la seguente: "Secondo
me il primo ministro perfetto per l’Italia sarebbe Nanni Moretti".
Ora, io posso capire tutto, ma proprio tutto: posso capire la visione distorta
che i giornali "liberal" americani danno delle vicende italiane;
posso capire, visto il pessimo esempio che ha dato il giornalismo
italiano, che Silvio Berlusconi venga descritto come un dittatore
qualsiasi, autore di ogni nefandezza; posso capire perfino che i media
presentino Romano Prodi come uno statista di fama internazionale. Quello che
non posso capire neanche sforzandomi, però, è come si possa pensare che il
meglio che l’Italia sa offrire è Nanni Moretti. Delle due l’una, dunque: o il
mio amico americano è semplicemente un coglione e si è fatto infinocchiare
dall’alone da capopolo che Moretti si era conquistato all’epoca dei girotondi,
o (e la cosa sarebbe ben più grave) in Italia ci sono decine di corrispondenti
stranieri che raccontano al mondo un paese che non c’è, che non può e non deve
esistere, lontano anni luce dalla realtà. Siamo in crisi economica, politica,
sociale, morale, culturale et cetera ad libitum, ma non siamo ancora ridotti
così male da dover mandare a Palazzo Chigi un attore di scarso talento
(come regista è onestamente meglio) che per lanciare l’ultima pellicola che lo
vede protagonista non ha saputo fare di meglio che strizzare le poppe a
Isabella Ferrari
.
Ma sì, Giuliano Cazzola
in fondo ha proprio ragione. Nel corso dell’incontro-seminario organizzato da
Decidere.net nella Sala convegni della Fondazione Ideazione, il professore
bolognese ha detto, tra l’altro, una cosa molto importante: la storia che gli
italiani non arrivano alla terza settimana a causa degli stipendi troppo
bassi, i prezzi troppo alti, ecc., è un’esagerazione. Basta con gli
allarmismi dettati dai media o dalle convenienze politiche del momento.
Sicuramente il periodo non è economicamente favorevole, non c’è dubbio. Ma
basta con le storie dell’Italia stracolma di poveri, che manco l’Etiopia
durante la carestia. Magari bisognerebbe analizzare meglio i consumi, piuttosto
che piangere miseria ogni tre per due. Gli stipendi sono troppo bassi? Forse sì
e sicuramente non al livello medio europeo. Ma da qui a dire che siamo
diventati come il Biafra ce ne vuole…

